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Preda, di Michael Crichton - miti e archetipi sotto l'albero della conoscenza |
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In "Preda", tocca alla nanotecnologia ricevere il trattamento Crichtoniano che biotecnologie e genetica hanno ricevuto in Jurassic Park. In breve, la trama ruota intorno ad un'applicazione nanotecnologica sfuggita, con consequenze drammatiche, al controllo dei propri creatori. |
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Va subito detto che il romanzo contiene molte imprecisioni tecniche. Una per tutte: gli sciami di nanorobot, il cui ruolo nella trama è paragonabile a quello dei dinosauri di Jurassik Park, si spostano volando da una vittima all'altra, come sciami di insetti. Il problema è che per un nanorobot delle dimensioni di un globulo rosso, questo sarebbe difficoltoso quanto il nuotare nel miele per un uomo
Il problema di Preda, però, va ben oltre i dettagli tecnici e si annida sia nel messaggio che negli archetipi i cui echi risuonano nel libro. |
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L'albero della conoscenza |
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Preda fa leva su emozioni profondamente radicate nella psiche umana, come dimostrato dall'esistenza di numerosi miti e archetipi sulla stessa falsariga: Adamo ed Eva osano assaggiare il frutto dell'albero della conoscenza e sono espulsi dal giardino dell'Eden, Icaro vola troppo vicino al sole e paga con la vita, Prometeo ruba il fuoco agli dei per donarlo all'umanità e la sua punizione è il supplizio eterno. E il monito non viene solo dal passato remoto, ne vediamo infatti una più recente incarnazione nel romanzo gotico di Mary Shelley, il cui titolo completo è infatti "Frankenstein o il Prometeo moderno". |
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L'autore e scienziato americano Freeman J. Dyson mette il proverbiale dito nella piaga in un recente articolo su "The New York Review of Books", non a caso intitolato "Il futuro ha bisogno di noi!" in aperta polemica con il famoso "Perchè il futuro non ha bisogno di noi" di Bill Joy. Dyson sottolinea che il messaggio centrale di Preda è che il pericolo non è limitato ad una qualsivoglia tecnologia sfuggita al nostro controllo, bensì che "il pericolo viene dalla conoscenza stessa, dalla inesorabile crescita della nostra comprensione dei processi biologici basilari. Il messaggio è che la conoscenza della biologia, applicata irresponsabilmente, significa la morte." |
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Fatti non foste a viver come bruti
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In questi tempi di tecnologie dall'impatto potenzialmente enorme è indispensabile recepire appieno il monito dei miti antichi, ma dobbiamo scegliere con attenzione a quali di questi ispirarci. Quelli finora menzionati non sono sufficienti, da soli, a traghettarci verso il nostro destino post-umano. Seguiti alla lettera, portano solo a nascondere la testa nella sabbia, sperando che una volta trovato il coraggio di guardarsi intorno il pericolo sia scomparso. Il cosiddetto "principio di precauzione" è la formalizzazione di questa attitudine e rischia di trasformarsi in un "principio di stagnazione". Fortunatamente, nell'immaginario collettivo esistono anche miti ed archetipi più consoni alla nostra situazione attuale, miti che ci mostrano come sopravvivere e prosperare, consci dei pericoli e preparati ad affrontarli come rischi calcolati quando il gioco vale la candela. Ad Icaro e Prometeo, coraggiosi ma puniti, possiamo opporre antichi esempi positivi di hybris. La strategia dell'umanità nel gestire il progresso tecnologico delle prossime decadi si ispiri a Dedalo il quale, al contrario dell'irruente e fallimentare Icaro, procedette con cautela e sopravvisse l'avventura del volo. Si ispiri allo stratagemma di Ulisse, il quale riuscì ad ascoltare il canto delle Sirene senza caderne, appunto, preda. |
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Tappi di cera e legacci |
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Nel ventunesimo secolo, abbiamo bisogno sia dell'audacia che della cautela di Ulisse per gestire con successo l'enorme potere messo a nostra disposizione dalle tecnologie emergenti, siano esse biotecnologiche o nanotecnologiche. I tappi di cera e i legacci del mito prendono altre forme, ma il concetto resta immutato. |
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Il Foresight Institute è da anni impegnato nello studio di strategie che ci permattano di sviluppare nanotecnologie potenti in maniera sicura e ha prodotto una serie di documenti in continua evoluzione, le Direttive del Foresight Institute. Nell'introduzione al documento, troviamo espressione dell'attitudine cauta ma non rinunciataria di cui abbiamo bisogno: "Questa tecnologia ora in fase di sviluppo presenta una serie di opportunità tecniche ed economiche senza precedenti. Esse includono: lo sviluppo di materiali diamondoidi economici e con un rapporto peso/robustezza 50 volte superiore a quello del titanio; la possibilità di una diffusa abbondanza di beni materiali per tutti i popoli del pianeta; l'arrivo di nuove e rivoluzionarie terapie mediche; la colonizzazione dello spazio. Insieme a queste nuove possibilità, dovremo affrontare nuovi rischi e nuove responsabilità. Assumersi tali responsabilità è indispensabile. Le future capacità della nanotecnologia molecolare portano con sé un insieme di problemi di sicurezza, militari ed ecologici senza precedenti. Una gestione proattiva di tali questioni sarà di importanza critica per lo sviluppo positivo di questo settore di ricerca" ("Foresight Guidelines on Molecular Nanotechnology"). |
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Interpretati con questa attitudine (la stessa di Dedalo e Ulisse) Preda, Frankenstein e i miti dell'antichità diventano utili strumenti per imparare dagli errori altrui. Interpretati con l'attitudine degli allarmisti rinunciatari, essi si trasformano in condanne alla stagnazione. |
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