Destinazione cyborg
di George Dvorsky
L'articolo originale su Betterhumans

L'umanità si sta trasformando, passando dalla carne al silicio. Ecco perchè l'arrivo del nostro futuro cibernetico è una buona notizia.

Nell'agosto del 1998, il ricercatore di cibernetica Kevin Warwick si è sottoposto ad una procedura chirurgica sperimentale per avere un chip impiantato nel braccio sinistro.  

Una volta impiantato il circuito integrato, un computer ha monitorato i movimenti di Warwick per i corridoi e gli uffici del reparto di cibernetica all'università di Reading, vicino a Londra.  

Per i nove giorni dell'esperimento, il computer dell'edificio in cui lavora, lo ha accolto con un "hello" ogni mattina. Ogni volta che è passato da un laboratorio all'altro, le porte si sono aperte automaticamente e le luci si sono accese da sole.

Finito l'esperimento, Warwick ha sostenuto di essersi inaspettatamente affezionato al circuito integrato e che, una volta  rimosso, ne sentiva la mancanza.

Warwick non è l'unico ad aver sviluppato uno stretto rapporto con le tecnologie cibernetiche. E' sicuramente uno dei primi esseri umani a ricevere ripetuti innesti di microchips, ma molti altri hanno già sostituito o riparato parti del proprio corpo con sistemi analoghi artificiali.

Viviamo in un'era di cuori artificiali, impianti cocleari e, prossimamente, retine artificiali (che utilizzano collegamenti fra l'elettronico e il neurale).  Abbiamo protesi dell'anca, arti e perfino pelle artificiale. Alcuni disabili, incapaci di movimento, utilizzano elettrodi capaci di rilevare l'attività neurale per spostare il cursore del mouse con il pensiero. Circuiti integrati sono stati innestati in esseri umani in modo che i neuroni possano svilupparsi intorno a loro creando così un collegamento. Stiamo finalmente eliminando la barriera fisica fra noi e le nostre tecnologie.  

Tutto ciò rappresenta solo la fase embrionale di una tendenza molto più vasta: il nostro futuro sarà inesorabilmente legato al mondo cibernetico. La specie umana si evolverà nei cyborg. Come ha affermato il futurologo Bart Kosko al proposito, "La biologia non è destino. Al massimo è una tendenza. E' solo un primo tentativo, frettoloso e grossolano, da parte della natura di creare computer fatti di carne. I circuiti integrati, invece, sono destino."  

Tale destino è positivo e desiderabile. Potremo non soltanto riparare i nostri vari componenti man mano che invecchiano o smettono di fuzionare correttamente, ma anche dotarci di possibilità che vanno oltre gli orizzonti odierni. Contrariamente a quanto si pensa comunemente, le tecnologie cibernetiche non sono nè strumenti del demonio, nè l'inizio dei Borg. No, non saremo assimilati; esattamente l'opposto, in realtà. La cibernetica si dimostrerà liberante ed individualizzante per l'umanità.

Inoltre e altrettanto degno di nota, è il fatto che la 'cyborgazione' potrebbe dimostrarsi indispensabile. Altrimenti, nel momento in cui le nostre tecnologie inizieranno a superare le nostre capacità, potremmo essere relegati al ruolo di osservatori passivi ed irrilevanti di fronte allo slancio in avanti dell'intelligenza artificiale del ventunesimo secolo.

La mente come macchina

Secondo il pioniere dell'informatica Alan Turing, qualunque tipo di elaborazione dati rappresenta un'attività mentale. Non ha importanza se sia effettuata da un elaboratore digitale o umano. Questo punto di vista è conosciuto oggi come funzionalismo dello stato mentale, l'idea che lo stato del cervello sia definito dalle relative cause ed effetti.

Alcuni scienziati ancora obiettano a questa nozione, fra gli altri, Roger Penrose, lo psicologo Stuart Hameroff e il pioniere della realtà virtuale Jaron Lanier.

Lanier, autore di "Artificial Stupidity", ha coniato il termine dispregiativo "totalismo cibernetico" per descrivere l'idea che "una persona non sia altro che un insieme di  sistemi cibernetici."

I dati oggi a disposizione suggeriscono il contrario: la coscienza è l'evento in cui una macchina riflette su se stessa. Scienziati e i filosofi prominenti quali Marvin Minsky, Daniel Dennett e Steven Pinker offrono affascinanti argomentazioni sulla natura computazionale della mente e su come la coscienza sia un effetto emergente.  

Minsky è particolarmente convincente. Nel suo "Society of Mind", Minsky illustra l'idea che la mente è "una società" di altre menti. Ogni agente ha i propri scopi e obiettivi e ogni agente, a sua volta, contiene altre società. Al livello più basso troviamo agenti dotati di ben poca, o nulla, intelligenza, ma dal punto di vista della  persona in questione, il risultato finale di tutta questa attività prende la forma di un sè  unico e coerente.

Inoltre, i cyber-scettici esprimono le proprie obiezioni a queste scoperte, ma non offrono solide alternative al problema della coscienza e dell'intelligenza umana. È come se fossero ancora legati al vitalismo, l'idea che debba esserci qualcosa in più nella coscienza umana che la sola capacità computazionale. Ma con il passare del tempo, la responsabilità di fornire una prova per le proprie teorie, è sempre più dalla parte degli scettici e sempre meno da quella dei fautori del funzionalismo degli stati mentali.

I cyber-scettici, non sanno affrontare un altro aspetto fondamentale di questo dibattito, cioè come sia possibile che la coscienza umana sia apparsa tramite  i processi descritti da Darwin (mutazione casuale e selezione naturale) e, nonostante ciò, sia destinata a rimanere incomprensibile in eterno a filosofi e scienziati. Trascurando per un momento la questione dei costi, perchè sarebbe impossible applicare il "reverse engineering" al cervello?

Così, mentre gli scettici accusano i "totalisti cibernetici" di ignorare aspetti importanti, pare che siano loro ad essere colpevoli di tale crimine.

E malgrado le loro proteste, è mio dovere informarti che tu, ebbene sì, sei un robot.

Tu, robot

Obiettivamente, tu sei una macchina, proprio come quelle di cui ha scritto Isaac Asimov. Certo, sei fatto di componenti diversi da quelli che compongono i robot di  Asimov ed gli androidi Star Trek, ma il fatto che sia fatto di materiali diversi da quelli del comandante Data, è secondario.

Essenzialmente, ogni componente del tuo corpo è di natura meccanicistica. Non c'è nulla di vitalistico in te, nessuna anima mistica, nessuno spirito vitale, nessun dualismo mente-corpo. Sei una macchina.

Inoltre, nel senso convenzionale del termine, anche se sei una macchina analogica, sei abbastanza "robotico" nel senso che il tuo corpo e il tuo cervello funzionano con processi elettrochimici e di calcolo: contieni le tue stesse direttive di programmazione,  istruzioni e "source code".

Non ti piace l'idea di essere un robot? Ti senti degradato o offeso? E allora, quando  Copernicus ha avuto la sfacciataggine di sostenere che la terra non era in effetti al centro dell'universo? O quando Darwin ci ha fatto sapere che discendiamo dalle scimmie?

In quel caso, non ti farà piacere sapere che secondo l'esperto di robotica Rodney Brooks, autore di "Flesh and Machines: How Robots Will Change Us", "se accettiamo l'evoluzione come il meccanismo da cui siamo emersi, accettiamo che siamo nient'altro che una collezione altamente ordinata di biomolecole".  

Brooks, come molti altri nel suo settore, ha notato che ad alcuni non piace essere descritti come "macchine". Tuttavia, e stranamente, queste stesse persone possono  "accettare di essere descritti come un insieme di componenti le cui interazioni sono regolate e che non contengono componenti che possano essere spiegati con matematica, fisica e chimica. Ma, secondo me, questa è l'essenza di una macchina."

Il biologo evolutivo Richard Dawkins ha fatto simili dichiarazioni: "La gente del ventesimo secolo che non vuole essere chiamata robot, sta obiettando ad un'associazione superficiale ed irrilevante della parola."

Un robot, sostiene Dawkins, è "qualsiasi meccanismo, di complessità ed intelligenza non specificate, che è installato allo scopo di compiere di una certa operazione."

Più specificamente, l'operazione a cui Dawkins si riferesce, è la riproduzione biologica. Nella visione di Dawkins, il "gene egoista" ha generato l'organismo-robot (cioè, gli esseri umani) come meccanismo per la propagazione genetica.

Io, robot

Personalmente, non ritengo degradante nessuna di queste rivelazioni, al contrario. Per me, più conoscenza ho a disposizione su me stesso e su come funziono e più l'esistenza è sublime e profonda.

E queste convinzioni divengono ancora più forti quando penso al futuro della nostra specie.  

Siamo alla vigilia di parecchie rivoluzioni scientifiche (biotecnologia, nanotecnologia, scienze dei materiali, scienze cognitive, informatica e genetica, per esempio). Il potenziale per lo sviluppo umano è straordinario.

Considerando che, in pratica, siamo robot, cosa ci impedisce, dal punto di vista morale e pratico, di aggiornare e migliorare il nostro organismo?  Perchè non dovremmo riparare le nostre parti malfunzionanti e carenti? Perchè non dovremmo curare gli ammalati e i disabili? Perchè non dovremmo esplorare fino a dove la vita intelligente può spingersi? Non è forse questa l'essenza stessa della nostra umanà?

Non pensarci neanche

L'anno scorso la Food and Drug Administration americana ha approvato l'uso di microcircuiti integrati impiantabili in esseri umani a scopo di identificazione e come sostituti dei braccialetti di emergenza sanitaria. Non molto dopo, nella cittadina di Boca Raton la famiglia Jacobs è la prima a farsi impiantare un piccolo circuito integrato sotto la  pelle (il "VeriChip").  

Le condanne non si sono fatte attendere, ma che rivoluzione sarebbe senza critici e scettici?  

La cultura dominante considera ripugnante la cyborgazione. Alla maggior parte della gente vengono i brividi al pensiero di una razza di cyborg. Le accuse di hybris, misantropia e spericolatezza non mancano e così anche i paragoni ai Borg di Star Trek.

Secondo i critici, tutto ciò rappresenterebbe la fine della civilizzazione umana nella forma in cui la conosciamo e l'inizio di un incubo orwelliano.

Inevitabilmente, molte obiezioni vengono da movimenti religiosi. Molti cristiani conservatori trovano difficile conciliare il potenziale per la ri-ingegnerizzazione umana con il creazionismo e con l'idea che Dio abbia creato l'uomo a sua immagine e somiglianza. Le obiezioni più estreme vengono da coloro che vedono negli impianti niente di meno che il lavoro del diavolo stesso: il Segno della Bestia.

Una critica più ragionevole viene da Gregory Stock, autore di Redesigning Humans. Stock, un biofisico e fautore delle tecnologie genetiche germinali, è scettico di quelle che chiama "fantasie cyborg." Per lui, il problema non è l'eticità di tali sviluppi, si tratta piuttosto di un problema di fattibilità: "Solo un fanatico può credere che stiamo per avere accesso ai nostri emisferi cerebrali e che stiamo per ottenere  nuovi poteri sensoriali e computazionali". "Persino dal punto di vista  concettuale, una rete di elettrodi capace di generare un collegamento con il cervello che sia sufficientemente flessibile, affidabile e capace di cogliere sfumature, è solo una distante possibilità ed il fatto che in futuro avremo computer incredibilmente potenti non cambia questo fatto."

Stock sostiene inoltre che il corpo umano tende al rigetto di corpi estranei e, come non bastasse, il grande pubblico non vorrà saperne di impianti che richiedano interventi chirurgici.

L'analisi di Stock sull'effetto della rivoluzione genetica è corretta: in breve tempo  avremo il completo controllo del genome umano e con esso molte capacità di riprogettare l'essere umano a livello genetico.

Ma le manipolazioni puramente biologiche sono limitate e Stock convenientemente (e stranamente) non considera l'impatto che nanotecnologie e scienze dei materiali  sicuramente avranno nelle prossime decadi. Se anche solo una minima parte delle previsioni di Eric Drexler per una nanotecnologia matura si avverassero, chi può dire quali saranno i limiti della tecnologia cibernetica della metà del 21mo secolo?

Per quanto riguarda il fatto che non ci sarà domanda per impianti cibernetici, o per alterazioni del proprio fisico, una rapida lettura di una qualsiasi mailing list transumanista dimostrerà il contrario. O, più semplicemente, basta verificare le tendenze più recenti nella modifica del corpo.

Sì, i tempi stanno cambiando e l'accettazione sociale del nostro futuro da cyborg sta lentamente invadendo il subconscio collettivo. "Il pianeta del tesoro" della Disney ci presenta un Long John Silver, l'amico di Jim Hawkins (l'eroe del film), in versione cyborg. Il personaggio ha più accessori meccanici che l'ispettore Gadget: una gamba di legno meccanica, un occhio artificiale (con tanto di laser, naturalmente) e un braccio prostetico corazzato e pieno di attrezzi e dispositivi.

Come fatto notare dallo studioso delle rivoluzioni culturali Joel Garreau recentemente in the Edge, "nel corso della storia, gli esseri umani hanno cercato di superare la natura umana:  si pensi al pensiero socratico, all'illuminazione buddista, ai santi  cristiani, alla logica cartesiana o all'"uomo nuovo" dei marxisti."

Improvvisamente, tali trasformazioni possono essere tecnologicamente fattibili.  

L'imperativo cibernetico

Di cosa stiamo parlando, esattamente? Come e perchè è desiderabile trasformarsi in un cyborg?

La ricerca cibernetica di oggi non è né superflua né oziosa: sta aiutando sia i portatori di handicap che le vittime di gravi traumi fisici. La ricerca di Kevin Warwick in particolare ha aiutato nello sviluppo di una piattaforma elettrica per i bambini che usano sedie a rotelle, un sostegno alla deambulazione per le vittime di lesioni al midollo spinale e una sedia a rotelle capace di auto-navigazione. Altri ricercatori hanno collegato sistemi nervosi e computer in un tentativo di aiutare coloro affetti da  sclerosi a placche. I neuroni motori di vittime dell'ictus cerebrale sono stati collegati a circuiti integrati, permettendo di spostare un cursore del mouse con il pensiero.

La cibernetica, insieme alla nanomedicina, permetterà ai cyborg futuri il controllo del  proprio stato emotivo e fisico. Sarà possibile scegliere il proprio umore ed essere  consci dei propri processi corporei.

In più, sarà, potenzialmete, possibile immagazzinare esperienze e sensazioni, quali felicità ed euforia, o persino la sensazione di essere alti o ubriachi. Queste sensazioni potranno essere registrate ed usate per provare tali esperienze.

"Se questo tipo di esperimento darà buoni risultati, prevedo ricercatori che sviluppano metodi per la trasmissione di stimoli antidepressivi o persino segnali per la contraccezione o vaccinazione in modo simile," dice Warwick.  "Potenzialmente, potremmo rivoluzionare la medicina, abbandonando l'idea di imbottire i pazienti di sostanze chimiche e di raggiungere invece gli stessi risultati elettronicamente. I  "cybermedicinali" potrebbero persino curare il cancro, alleviare la depressione, o potrebbero essere programmati per darci giusto un po' di energia in più quando necessario."

E' anche possibile che, grazie alle tecnologie cibernetiche, gli esseri umani potranno migliorare i propri sensi e svilupparne di interamente nuovi, per esempio un senso per la percezione delle lunghezze d'onda ultrasoniche o infrarosse. Avremo nuovi sensi per osservare e analizzare l'ambiente intorno a noi, il che porta con sè il potenziale per stati mentali e livelli di autoconsapevolezza più intensi e diversi da quelli a cui siamo abituati. Probabilmente, la nostra stessa percezione e valutazione della realtà subirà dei mutamenti.

Gli esseri umani non sono molto bravi in matematica. No, davvero, facciamo pena.  Una semplice calcolatrice tascabile può fare calcoli matematici migliaia di volte meglio di un cervello umano. Di conseguenza, utilizziamo spesso calcolatrici tascabili. Non sarebbe logico se le abilità della calcolatrice tascabile divenissero parte permanente delle nostre abilità cognitive? Altri aspetti che sarebbe utile incrementare includono memoria, logica e intelligenza.

La cibernetica rivoluzionerà anche la tecnologia della comunicazione. Questo sviluppo si manifesterà molto probabilmente con l'arrivo della comunicazione da mente a mente, in pratica niente meno che la telepatia. Il nostro futuro post-umano  sarà telepatico e gli effetti socioculturali di questo sviluppo sono difficili da immaginare, ma sembra logico supporre che le implicazioni saranno tanto significative quanto lo sviluppo di telegrafo, radio e internet.

Kevin Warwick è convinto che la comunicazione verbale sia destinata all'estinzione, sostituita da una lingua simbolica iper-efficiente. Il parlare sarà riservato per la socializzazione e lo sviluppo conoscitivo delle abilità linguistiche nei bambini e sarà in pratica l'equivalente di quello che oggi consideriamo il "parlare come parlano i bambini".

Il cyborg sociale

I cyborg avranno non soltanto il controllo dei loro corpi e dei loro stati mentali, ma  potranno anche decidere come percepire il proprio ambiente circostante. Steve Mann, considerato da alcuni come l'unico vero cyborg oggi in esistenza, illustra il potenziale per la cibernetica come tecnologia di liberazione in suo libro "Cyborg: Digital Destiny and Human Possibility in the Age of the Wearable Computer."

Mann descrive una "realtà diminuita" (anche chiamata realtà mediata) in cui i cyborg, con l'uso di una telecamera "eyetap", potranno filtrare "i detriti" del mondo reale, per esempio pubblicità e insegne al neon lampeggianti. Attivando il sistema di  "realtà diminuita", tutti gli oggetti indesiderati possono essere sostituiti da alternative utili o piacevoli, come mappe, istruzioni o consigli.

Mann ammette il rischio che questa tecnologia sia usata a scopo di manipolazione  dalle società che la produrranno commercialmente, ma per lui, il transformarsi in un cyborg resta una esperienza liberatoria e "empowering". Nel futuro cyborg previsto da Mann l'umanità è più libera, più sicura e più saggia.

Un altro fautore della cyborgazione come tecnologia di liberazione è Donna Haraway. Socialista, femminista e pro-cyborg, nel suo influente "Il manifesto cyborg:  scienza, tecnologia e femminismo socialista alla fine del ventesimo secolo", la Haraway vede le tecnologie cibernetiche come strumenti di emancipazione femminile dalla tirannia dell'utero. "La riproduzione è disgiunta dalla riproduzione organica," sostiene.

La cyborgazione, secondo la Haraway, sarebbe inoltre un mezzo per la liberazione femminile dai patriarcati tradizionali e dall'obbligo di dover essere solo un laboratorio per la riproduzione. "Il cyborg," predice, "è creatura in un mondo di post-sessuale."

Tieni il passo o resta indietro

La civiltà moderna ha reso le nostre vite più complesse. Oggi, nelle nazioni industrializzate, è impensabile non ricevere come minino un'istruzione almeno fino al livello della scuola secondaria. Il non riceverla infliggerebbe un grave handicap  ad un bambino. Di conseguenza, i genitori si sforzano di fare in modo che i propri figli  siano non soltanto intellettualmente e fisicamente competitivi, ma anche che possano  partecipare pienamente alla vita moderna e godere di tutto quello che offre.

Allo stesso modo, gli esseri umani di domani avranno bisogno di impianti cibernetici per poter essere appieno partecipi della società futura. Educazione, lavoro e cultura in generale saranno di tale livello e rigore da richiedere l'adozione di questi miglioramenti.

Naturalmente, ognuno avrà il diritto di rifiutare tali miglioramenti, ma sarà una scelta sempre più difficile e forse un giorno potrà persino essere considerata crudele ed eticamente inaccettabile.

Inoltre, il nostro continuo auto-miglioramento e la nostra transformazione in cyborg sarà di importanza fondamentale per potere tenere il passo con le nostre macchine intelligenti e per poter unirsi ad esse; il non seguire questa strada potrebbe avere risultati catastrofici.

Ora che i nostri grandi maestri di scacchi perdono contro i supercomputer, sarà soltanto una questione di tempo prima che le uniche partite di scacchi che valga la pena seguire siano quelle fra due supercomputer.

Già esistono gruppi di ricerca che utilizzano supercomputer per ricerche che non potrebbero altrimenti essere portate avanti. Il matematico Steven Strogatz, speculando su cosa offrirà il futuro alla ricerca sui sistemi complessi, nota che "potremmo finire come nient'altro che osservatori, incapaci di seguire le macchine che abbiamo costruito, stupefatti dalle loro sbalorditive conclusioni."

Kevin Warwick teme che gli esseri umani possano divenire una forma di vita più bassa [rispetto alle macchine - NdR] ed è convinto che ciò si possa evitare. Egli sostiene che "un'alternativa realistica all'essere messi in pensione dall'evoluzione, è che gli esseri umani stessi si colleghino molto più strettamente ai computer da loro creati." Secondo Warwick noi dovremmo "aumentare le nostre abilità collegando il funzionamento del corpo umano direttamente con la nostra tecnologia. L'essere umano può evolversi nel cyborg - parte essere umano, parte macchina."

Non trasformandoci in cyborg e non fondendoci con le nostre tecnologie, rischiamo la separazione dai nostri manufatti e rischimao di essere lasciati indietro e usurpati dalla nostra progenie tecnologica.

Quindi, la nostra umanità stessa dipende dal nostro raggiungimento dello stadio postumano.

Il mio futuro postumano

Io aspetto con anticipazione il giorno in cui potrò cominciare ad applicare le tecnologie cibernetiche a me stesso. Attualmente ho una trentina d'anni e potrei vivere sufficientemente a lungo da poter assitere ad innovazioni piuttosto importanti. Ispirato da Warwick, Mann e da vari transumanisti, spero di unirmi ai battistrada verso il nostro futuro da cyborg.

Viviamo in un momento storico straordinario, in cui il potenziale dell'umanità sembra virtualmente illimitato. Come disse Pico Della Mirandola, nel suo "Oratio de hominis dignitate":

"Non ti ho fatto né solo di cielo, né solo di terra , né mortale né immortale: così, libero e creatore di te stesso, ti costituirai secondo la tua forma preferita. Avrai il potere, fondato sul giudizio dell'anima tua, di rinascere in forme più alte, in forme divine."

Non illudetevi, il cyborg è una forma di vita più avanzata. Personalmente, attendo con impazienza questa prossima fase dello sviluppo umano e spero che vogliate accompagnarmi in questo viaggio.  

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Copyright © 2002-2003 Betterhumans - published with permission

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George Dvorsky è il viceredattore di Betterhumans ed vicepresidente della Toronto Transhumanist Association, un'organizzazione senza scopo di lucro dedicata al sostegno dell'uso di mezzi tecnologici per il superamento delle limitazioni del corpo umano.  È inoltre il direttore di Sentient Developments, un think-thank transumanista e scrittore freelance.  Potete contattarlo a: george@betterhumans.com



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