Motori di Creazione - L'Era Prossima della Nanotecnologia
di K. Eric Drexler

Parte Terza: PERICOLI E SPERANZE

Capitolo 11: Motori di distruzione
Capitolo 12: Strategie e sopravvivenza
Capitolo 13: Scoprire i fatti
Capitolo 14: La rete della conoscenza
Capitolo 15: Abbondanza di mondi e tempo

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Capitolo 13: Scoprire i fatti  

Un Caos di Esperti
Dalle Fazioni al Giusto Processo
Un Approccio
Perché Non un Giusto Processo?
Costruire un Giusto Processo

La paura non può essere bandita, ma può essere quieta e senza panico; e può essere mitigata dalla ragione e dalla valutazione.
- VANNEVAR BUSH

La società ha bisogno di modi migliori per comprendere la tecnologia, e ciò è ovvio da tempo. Le sfide che ci attendono rendono semplicemente più urgente il nostro bisogno.

Le promesse della tecnologia ci lusingano in anticipo, e la pressione della competizione rende virtualmente impossibile arrestarci. Mano a mano che la corsa tecnologica accelera, nuovi sviluppi ci sfrecciano davanti sempre più veloci, ed è più probabile che si generi qualche equivoco fatale. Abbiamo bisogno di creare un migliore equilibrio fra la nostra capacità di previsione e la nostra velocità di progresso. Non possiamo fare molto per rallentare la crescita della tecnologia, ma possiamo accelerare la crescita della previsione. E con una previsione migliore, avremo una migliore possibilità di imporre una virata alla corsa tecnologica, per dirigerla verso direzioni sicure.

Sono stati proposti molti approcci per guidare la tecnologia. "La gente deve controllare la tecnologia" è uno slogan convincente ma ha due possibili significati. Se significa che dobbiamo produrre tecnologia al servizio dei bisogni umani è uno slogan di buon senso. Ma se significa che la gente, nella sua globalità, deve prendere decisioni tecnologiche, diventa uno slogan davvero poco sensato. L'elettorato non può giudicare gli intricati legami fra tecnologia, economia, ambiente, e vita; la gente manca della necessaria conoscenza. E su questo è la gente stessa a concordare: in base ad una indagine della U.S. National Science Foundation (1), l'85 percento degli adulti statunitensi crede che la maggior parte dei cittadini manchi della conoscenza necessaria a scegliere quali tecnologie sviluppare. Il pubblico generalmente delega i giudizi tecnici a tecnici esperti.

Sfortunatamente, lasciare il giudizio agli esperti causa problemi. In Advice and Dissent (2), Primack e von Hippel fanno notare che "le dimensioni della Amministrazione possono avere come conseguenza il silenzio in cui vengono tenute certe informazioni scomode e la confusione in cui viene mantenuto il pubblico; il benessere pubblico può essere sacrificato impunemente alla convenienza delle burocrazie e al guadagno privato". I legislatori subiscono più critiche quando un nuovo farmaco provoca una sola morte, di quelle che ricevono quando l'assenza di un nuovo farmaco causa un migliaio di morti. E mal legiferano di conseguenza. I burocrati militari hanno tutto l'interesse nello spendere denaro nascondendo gli errori e portando avanti i loro progetti. Essi, di conseguenza, perseguono una cattiva gestione. Questo tipo di problema è così basilare e naturale che difficilmente servono esempi ulteriori. Ovunque, segretezza e nebulosità, fanno sentire più a loro agio i burocrati; ovunque, la convenienza personale deforma le affermazioni riguardanti i fatti di pubblico interesse. Mano a mano che la tecnologia cresce in complessità ed importanza, la pericolosità associata a questa tendenza cresce.
Alcuni autori considerano virtualmente inevitabile la necessità di un governo formato da tecnocrati riservati. In Creating Alternative Futures, Hazel Henderson (3) argomenta che le tecnologie complesse "diventano intrinsecamente totalitarie" poichè nessun elettore o legislatore può comprenderle. In The Human Future Revisited, Harrison Brown analogamente arguisce (4) che la tentazione di scavalcare i processi democratici quando si cerchi una soluzione a crisi complesse, comporta il pericolo che "se la civiltà industriale sopravvive alla crisi finirà per acquisire, a ritmo crescente, una natura totalitaria". Stando davvero così le cose, ciò potrebbe probabilmente significare il nostro disastro: non possiamo fermare la corsa tecnologica, ed un mondo di stati totalitari basati su tecnologia avanzata, che non abbia bisogno ne di lavoratori ne di soldati, potrebbe anche sbarazzarsi della maggior parte della popolazione.

Fortunatamente, democrazia e libertà hanno già prima d'ora affrontato sfide comparabili a questa. Gli stati sono cresciuti fino ad una complessità troppo grande per una democrazia diretta, per cui si sono evoluti i governi "rappresentativi". Il potere dello stato minacciava di schiacciare la libertà, ma si sono evolute le regole legislative. La tecnologia è cresciuta fino ad una complessità troppo grande, ma questo non ci da nessuna ragione per ignorare la gente, o per disfarci delle leggi ed acclamare un dittatore. Abbiamo bisogno di modi per maneggiare la complessità tecnica in un contesto democratico, usando gli esperti come strumenti per chiarire la nostra visione senza mettere nelle loro mani il controllo delle nostre vite. Ma gli esperti tecnici odierni sono impantanati in un sistema di conflitti fra fazioni.

Un Caos di Esperti  

Governo ed industria, ed i loro critici, spesso nominano comitati di esperti che si incontrano in segreto, o addirittura non si incontrano affatto. Questi comitati si auto-attribuiscono una credibilità che si basa su quali siano le persone componenti, non su come esse lavorino. Gruppi che compongono fazioni in reciproca opposizione, scelgono di reclutare Premi Nobel in faziosa opposizione di idee.

Per conquistarsi influenza nella nostra democrazia di massa, i gruppi provano a silurarsi l'uno con l'altro. Quando i loro punti di vista abbiano una attrattiva corporativa, li propongono al pubblico tramite campagne di informazione pubblicitarie. Quando i loro punti di vista abbiano la possibilità di ottenere il supporto di finanziamenti governativi, essi li propongono ai legislatori per mezzo di opportune pressioni. Quando i loro punti di vista possiedano un drammatico potenziale di appello, li propongono al pubblico tramite campagne di informazione sui media. I gruppi reclamizzano i loro esperti preferiti, la battaglia diventa pubblica, e pacifici scienziati ed ingegneri vengono travolti dal clamore risultante.

Mano a mano che il conflitto pubblico si gonfia, la gente comincia a dubitare dei pronunciamenti degli esperti. Giudica le loro affermazioni nel modo più ovvio: in base alla loro sorgente ("Naturale che dichiari che le estrazioni petrolifere non siano dannose - lavora per la Exxon"; "Naturale che dica che la Exxon mente - lavora per Nader").

Quando esperti dimostrati perdono la loro credibilità, i demagoghi possono entrare in battaglia in condizioni di parità. I cronisti, che smaniano di assistere a controversie e di rado sono guidati da una pregressa formazione tecnica, nel tentativo di mostrarsi equi portano tutte le fazioni dritte davanti al pubblico. Le caute affermazioni di scienziati scrupolosi suscitano scarsa impressione; altri scienziati non vedono altra scelta che quella di adottare lo stile dei demagoghi stessi. Il dibattito diventa tagliente e furioso, cresce la divisione, e il fumo della battaglia oscura i fatti. Spesso ne segue la paralisi o l'assurdità.

Il nostro più grande problema è come gestiamo i problemi. Molti sono i dibattiti che infuriano sulla sicurezza dell'energia nucleare, su quella delle centrali elettriche a carbone, e sui rifiuti chimici (5). Gruppi dalle buone intenzioni e sostenuti da esperti di un certo nome, battono ripetutamente sempre sugli stessi stupidi fatti, stupidi in tutto eccetto che nella loro importanza: Quali sono gli effetti di un basso livello di radioattività, e quanto probabile è la fusione e lo sprofondamento nel sottosuolo del reattore nucleare? Quali sono le cause e gli effetti delle piogge acide? Quanto bene potrebbero funzionare dei sistemi di difesa spaziali concepiti per bloccare attacchi missilistici? Cinque casi di leucemia entro tre miglia da una discarica di rifiuti dimostrano l'esistenza di un rischio mortale o sono puramente opera del caso?

Davanti a noi, argomenti di discussione ancora più grandi ci attendono: Quanto sono sicuri i replicatori? Questi sistemi di scudi attivi sono prudenti e sicuri? Questa procedura di biostasi è reversibile? Possiamo fidarci dei sistemi di Intelligenza Artificiale?

Le dispute su fatti tecnici alimentano dispute più estese sulla politica. Le persone potrebbero credere in valori differenti (Cosa sarebbe preferibile avere, encefaliti o avvelenamento da pesticidi?) ma i loro punti di vista su quali siano i fatti rilevanti spesso differiscono ancora di più (Con quale frequenza questa zanzara veicola l'encefalite? Quanto è tossico questo pesticida?). Quando punti di vista differenti su fatti noiosi conducono al disaccordo su politiche importanti, la gente potrebbe meravigliarsene: "Come è possibile che si oppongano a noi su una questione tanto vitale senza che lo facciano in malafede?". Le dispute riguardo i fatti possono in tal modo mettere l'uno contro l'altro degli alleati potenziali (6). E ciò ostacola i nostri sforzi di comprendere e risolvere i problemi.

La gente ha disputato sui fatti per millenni; soltanto la recente predominanza di dispute su argomenti tecnici è nuova. Le società hanno evoluto metodi per giudicare i fatti di pubblico interesse. Questi metodi suggeriscono come dovremmo giudicare i fatti riguardanti la tecnologia.

Dalle Fazioni al Giusto Processo  

Lungo tutta la storia, i gruppi hanno evoluto modi di risoluzione delle dispute; l'alternativa è stata la creazione di contese del tutto chiuse e spesso mortali. Gli europei del medioevo usavano vari metodi di risoluzione delle dispute, tutti invariabilmente migliori delle eterne contese.

Usavano provare a cimentarsi in battaglia: gli opponenti lottavano, e la legge dava ragione al vincitore.
Usavano la compurgazione: i vicini, sotto giuramento, testimoniavano l'onestà dell'accusato; e se esistevano sufficienti testimonianze, l'accusa decadeva.

Usavano affidarsi al giudizio divino: in un esempio di tali prove, l'accusato veniva legato e gettato in un fiume; se affondava era innocente, e colpevole se galleggiava. Usavano in giudizio espresso da comitati riservatissimi: il concilio reale si incontrava per giudicare e approvare la sentenza che gli pareva più adatta. In Inghilterra, un tale concilio si riuniva in una stanza denominata Star Chamber.

Questi metodi presumibilmente determinavano chi faceva cosa, ossia i fatti riguardanti gli eventi umani: Ma il tutto era accompagnato da seri inconvenienti. Oggi usiamo modi analoghi di determinare "cosa provoca cosa", ossia per determinare i fatti riguardanti scienza e tecnologia.

Usiamo provare a cimentarci in combattimento sulla stampa. Gli oppositori lanciano parole sferzanti contro la causa dell'altra parte, danneggiandola politicamente. Sfortunatamente, questo assomiglia fin troppo spesso ad una contesa infinita.

Usiamo la compurgazione: gli esperti giurano su certi fatti; se abbastanza di questi esperti giurano sugli stessi fatti, i fatti vengono dichiarati veri.

Usiamo il giudizio di comitati riservati: esperti selezionati si incontrano per giudicare i fatti e raccomandare azioni che sembrano loro appropriate. Negli Stati Uniti, essi spesso si riuniscono in comitati della National Academy of Sciences.

Affidarsi al giudizio divino sembra essere invece passato di moda, ma i combattimenti a mezzo stampa sembrano proprio come torture inflitte a tranquilli scienziati dotati di rispetto per se stessi. L'Inghilterra ha abolito i procedimenti della Star Chamber nel 1641, considerando tale abolizione una grande conquista. Le contese tramite combattimento, compurgazione, e giudizio divino sono analogamente divenute storia. Oggi diamo valore a un giusto processo, quanto meno quando giudichiamo la gente.
Le procedure dei tribunali illustrano i principi di un giusto processo: le asserzioni devono essere specifiche. Entrambe le parti devono avere una possibilità di parlare e di confrontarsi apertamente con l'altra parte, nonché di confutare le asserzioni e di sottoporle ad esame incrociato. Il processo deve essere pubblico, al fine di prevenire una sua corruzione occulta. Il dibattito deve anzitutto condurre alla scelta di una giuria la cui imparzialità sia riconosciuta da entrambe le parti. Infine, un giudice deve arbitrare il processo ed imporre l'osservanza delle regole.

Per vedere quale sia il valore di un giusto processo immaginate il suo opposto: un processo che calpesti tutti questi principi darebbe la parola ad una parte e nessuna possibilità di un esame incrociato o di risposta all'altra parte. Esso si condurrebbe in segreto, permetterebbe diffamazioni vaghe e sarebbe privo di un giudice che faccia rispettare quelle poche leggi che potrebbero essere sopravvissute. I giurati verrebbero convocati avendo già pronta la loro decisione. In breve, esso assomiglierebbe ad un linciaggio popolare eseguito in un capannone serrato - o all'allestimento di un comitato per la stesura di una relazione.

L'esperienza mostra il valore di un giusto processo per giudicare i fatti riguardanti le persone; potrebbe tale esperienza essere di qualche validità anche nel giudicare fatti riguardanti scienza e tecnologia? Quella del "giusto processo" è una idea basilare non limitata ai tribunali di legge. Ad esempio, alcuni ricercatori nel campo dell'Intelligenza Artificiale (7) stanno costruendo, per i loro programmi per computer, dei principi che mettano tali programmi in grado di produrre giudizi corretti. Pare quindi che un "giusto processo" dovrebbe essere utile per giudicare i fatti tecnici.

Infatti, la letteratura scientifica - il forum principale della scienza - incorpora già una forma di giusto processo: nei buoni giornali, le affermazioni scientifiche devono essere specifiche. In teoria, dato un tempo sufficiente e una certa perseveranza, in una disputa tutte le parti potrebbero dichiarare i loro punti di vista, poiché i giornali restano aperti alla controversia. Sebbene gli avversari potrebbero anche non incontrarsi mai faccia a faccia, essi si confrontano l'uno contro l'altro a distanza; Essi domandano e rispondono, a ritmi lenti, tramite lettere ed articoli. Gli arbitri, come le giurie, valutano le dimostrazioni ed i ragionamenti. Gli editori, come i giudici, fanno rispettare le regole della procedura. Le pubblicazioni mantengono il dibattito totalmente aperto al pubblico scrutinio.

Sia nei giornali che nei tribunali, le idee in conflitto vengono illustrate e confrontate l'una contro l'altra, sulla base di regole evolutesi per assicurare un combattimento equo e regolato. Tali regole a volte falliscono, poiché vengono violate o perché sono di per sé inadeguate, ma esse sono tuttora le migliori che abbiamo sviluppato. La conduzione imperfetta di un giusto processo si è dimostrata in ogni caso migliore della assenza totale di un giusto processo.

Perché gli scienziati attribuiscono valore ai giornali arbitrati? Non perché essi credano a tutti i giornali arbitrati, o perché credano a tutto ciò che viene scritto in ognuno di essi. Persino il miglior sistema possibile per un giusto processo potrebbe non riuscire a spremere fuori un singolo rivolo di autentica verità. Piuttosto, gli scienziati attribuiscono valore ai giornali arbitrati perché questi tendono a mostrare l'esistenza di discussioni critiche sensate. Di fatto, i giornali devono farlo: poiché competono l'uno contro l'altro per la carta, per il prestigio e per conquistarsi lettori, i giornali migliori devono di fatto essere buoni. I giornali procedono lentamente e tuttavia dopo diversi gironi di pubblicazioni e critiche, riescono a distillare un certo consenso generale.

L'esperienza mostra il valore sia dei tribunali che dei giornali. Le analogie che sono alla loro base, suggeriscono che il loro valore derivi da una sorgente comune - ossia il "giusto processo". Un giusto processo può anche fallire, ma è tuttora l'approccio migliore che conosciamo per scovare i fatti.
Oggi, tribunali e giornali non sono sufficienti. Le dispute tecniche di importanza vitale continuano ad andare avanti, poiché non abbiamo alcun metodo rapido e regolato di estrapolarne i fatti (e delimitare la nostra ignoranza). I tribunali non sono adatti a trattare con questioni tecniche. In questo, i giornali sono migliori dei tribunali, ma sono comunque non privi di inconvenienti. Essi si sono sviluppati in tempi di tecnologia più arretrata, ed evoluti per adattarsi ai limiti del processo di stampa, alla velocità della posta e alle necessità della scienza accademica. Ma oggi, in un tempo in cui avremmo disperatamente bisogno di giudizi tecnici migliori e più rapidi, ci troviamo in un mondo in cui esistono i telefoni, gli aerei, le fotocopiatrici, la posta espresso e la posta elettronica. Possiamo usare le tecnologie moderne per accelerare il dibattito tecnologico?

Naturalmente sì: gli scienziati sfruttano già diversi approcci. Gli aerei portano gli scienziati lungo tutto il globo, per partecipare a conferenze in cui gli articoli vengono pubblicati e discussi. Ma le conferenze gestiscono la controversia in modo molto carente; il decoro pubblico e le strette programmazioni dei tempi limitano il vigore e la profondità del dibattito.

Gli scienziati si tengono in contatto anche tramite reti informali di ricerca, connesse tramite telefono, posta, computer e macchine fotocopiatrici; questi mezzi accelerano lo scambio di informazioni e la discussione. Ma essi sono essenzialmente istituzioni private. Ed inoltre, tali istituzioni non riescono a fornire una procedura pubblica e credibile per appianare le differenze.

Le conferenze, i giornali e le reti di informazione, condividono alcune analoghe limitazioni. Esse tipicamente si focalizzano sulle questioni tecniche di importanza scientifica, piuttosto che sulle questioni tecniche di importanza rilevante per la politica pubblica. Per di più, di solito si focalizzano esclusivamente su questioni puramente scientifiche. I giornali tendono a snobbare le questioni tecniche che mancano di intrinseco interesse scientifico; essi spesso trattano tali questioni come argomenti del tutto inediti, senza preoccuparsi di verificarli tramite arbitraggio. Ed in più, le nostre attuali istituzioni mancano di qualsiasi modalità equilibrata per presentare la conoscenza nei casi in cui essa sia legata a controversie. Sebbene alcuni articoli scientifici di rassegna spesso presentino e soppesino idee diverse, lo fanno comunque dal punto di vista di un singolo autore.

Tutti questi inconvenienti condividono una comune sorgente: le istituzioni scientifiche si sono evolute per far progredire la scienza, non per valutare i fatti a beneficio degli esecutori politici. Tali istituzioni assolvono il loro scopo piuttosto bene, ma assolvono altri scopi in maniera piuttosto misera. Nonostante ciò non costituisca un completo fallimento, resta insoddisfatta una necessità reale.

Un Approccio  

Abbiamo bisogno di procedure migliori per dibattere i fatti tecnici - procedure che siano aperte, credibili, e mirate a trovare i fatti di cui necessitiamo per formulare politiche assennate. Potremmo cominciare dal copiare alcuni aspetti da altre procedure basate sul "giusto processo"; possiamo cioè modificare e raffinare queste procedure alla luce dell'esperienza. Usando i mezzi moderni di comunicazione e di trasporto, possiamo sviluppare un processo specializzato, snello ed analogo a quello dei giornali scientifici, e che possa accelerare il dibattito pubblico su fatti cruciali; e questo sembra essere solo metà del lavoro da fare. L'altra metà richiede di distillare i risultati del dibattito in scenari equilibrati del nostro stato di conoscenza (e altrettanto rappresentativi del nostro stato di ignoranza). A questo scopo, sembrano essere utili procedure in qualche modo simili a quelle dei tribunali (8).

Poiché la procedura (un fact forum, foro di discussione sui fatti) è inteso come mezzo per riassumere i fatti, ogni parte comincerà esponendo quelli che per lei sono i fatti chiave, e li elencherà in ordine di importanza. La discussione inizierà esaminando le affermazioni che ogni parte ha posto in cima alla lista. Attraverso vari gironi di discussione, di esame incrociato delle argomentazioni di ogni parte e di negoziazione, l'arbitro del forum cercherà di conquistare un accordo generalizzato sulle affermazioni. Dove rimanga il disaccordo, un pannello tecnico riporterà la trascrizione delle opinioni in proposito, schematizzando quello che pare già noto e quello che appare più incerto. I risultati prodotti dal forum dei fatti includeranno argomenti di fondo, dichiarazioni di accordo, e le opinioni riportate sul pannello. Il tutto potrebbe assomigliare ad un insieme di pezzi saggistici di una rivista scientifica, introdotti da un conciso articolo di panoramica che si limiti ad affermazioni attinenti ai fatti e quindi prive di raccomandazioni di carattere politico.

Questa procedura deve differire sotto diversi aspetti da quella che si adotta in un tribunale. Per esempio, il pannello tecnico, avendo nel forum la funzione di "giuria", deve essere tecnicamente competente. Un condizionamento pregiudiziale potrebbe condurre il pannello ad un giudizio erroneo dei fatti, ma una sua incompetenza tecnica risulterebbe altrettanto dannosa. Per questa ragione, la "giuria" di un forum dei fatti deve essere selezionata secondo modalità che sarebbero invece pericolose se permesse in un tribunale. Poiché i tribunali adoperano il potere della polizia, useremo giurie che siano state selezionate fra la totalità della popolazione al fine di salvaguardare la nostra libertà. Ciò obbliga il governo a cercare il consenso di un gruppo di cittadini, prima di procedere a punire qualcuno, vincolando di conseguenza l'azione del governo a criteri diffusi nella comunità. In ogni caso, un forum dei fatti non punisce mai gente e nemmeno fa politica pubblica. Il pubblico dovrebbe essere libero di assistere al processo e decidere se dare fiducia ai suoi risultati. Questo doterà la gente di sufficiente controllo.

Tuttavia, per rendere un forum dei fatti equo ed efficace, avremo bisogno di una buona procedura per la "selezione" dei componenti del pannello. I pannelli tecnici corrisponderanno grosso modo ai comitati di esperti che vengono nominati dai governi o ai moderatori nominati dalle riviste scientifiche. Per assicurare l'equità, un pannello deve essere selezionato non da una commissione, un politico o un burocrate, ma da un processo che raccolga il consenso di entrambe le parti coinvolte nella disputa. Nei processi legali dei tribunali, gli avvocati possono mettere in discussione e respingere ogni giurato che possa sembrare non imparziale; possiamo utilizzare una procedura simile in un forum dei fatti, per la selezione del suo pannello.

Esperti che siano direttamente coinvolti in una disputa non possono contribuire alla stesura delle trascrizioni da inserire nel pannello: infatti potrebbero sia condizionarlo che determinarne la sua faziosa frammentazione. Il gruppo che sostiene un forum dei fatti dovrebbe cercare le persone incaricate di scrivere il pannello fra coloro che sono competenti nei campi coinvolti. Questo pare essere un criterio pragmatico, poiché i metodi del giudizio tecnico (spesso basati sugli esperimenti ed i calcoli) sono piuttosto generali. I curatori del pannello, avendo familiarità con i fondamenti di un determinato campo, saranno in grado di giudicare le dettagliate argomentazioni prodotte dagli specialisti di ognuna delle due parti.

I forum dei fatti assomiglieranno ai tribunali e alle riviste scientifiche anche sotto altri aspetti. Un comitato simile al gruppo editoriale di un giornale nominerà un arbitro e alcuni curatori del pannello per ogni disputa. I difensori di ognuna delle due parti, come fossero procuratori o autori, costruiranno e presenteranno le più forti argomentazioni che sapranno mettere in piedi.

A dispetto di queste analogie, un forum dei fatti differirà da un tribunale: esso si concentrerà su questioni tecniche. E non suggerirà alcuna azione. Mancherà quindi di potere esecutivo. Seguirà regolamenti tecnici basati su prove ed argomenti. Differirà dai tribunali in un numero infinito di dettagli riguardo tono e procedura. L'analogia con un tribunale è, in quanto tale, una semplice "analogia": ossia una fonte di idee d'ispirazione.

Un forum dei fatti differirà anche da una giornale: esso procederà a ritmi altrettanto veloci di quel che permettono la posta, le conferenze ed i messaggi elettronici, piuttosto che ritardare gli scambi di opinioni di molti mesi, come avviene nella tipica pubblicazione di un giornale. Esso sarà incentrato su una singola questione, piuttosto che essere concepito per coprire un intero campo scientifico. Riassumerà la conoscenza per aiutare le decisioni, piuttosto che servire come primaria fonte di dati per la comunità scientifica. Nonostante un insieme di forum dei fatti non possa sostituire un giornale, i forum ci aiuteranno a trovare e pubblicizzare i fatti che potrebbero salvare le nostre vite.

Il Dottor Arthur Kantrowitz (un membro della National Academy of Sciences che è competente in campi che vanno dalla tecnologia medica ai laser d'alta energia) ha ideato il concetto che ho appena descritto a grandi linee (9). Ha parlato di tale idea dapprima denominandola "consiglio di investigazione scientifica". I giornalisti la hanno prontamente ridenominata "tribunale della scienza". Io l'ho chiamata "forum dei fatti": Ho invece riservato la denominazione di "tribunale della scienza" ad un forum dei fatti che venga impiegato (o proposto) come istituzione governativa (10). Le proposte per un giusto processo condotto su dispute tecniche sono tuttora in divenire; altre discussioni utilizzano denominazioni differenti.

Il Dottor Kantrowitz si è impegnato in un giusto processo riguardante dalla decisione degli Stati Uniti di costruire un razzo gigantesco per raggiungere la Luna in un unico immenso balzo; egli, appoggiato dai risultati riscontrati da un comitato di esperti (11), ha raccomandato alla NASA di utilizzare razzi più piccoli per trasportare componenti in un'orbita bassa, e qui assemblarli assieme per costruire un veicolo che raggiunga la Luna. Questo approccio promette un risparmio di miliardi di dollari e contemporaneamente lo sviluppo di abilità di costruzione in ambiente spaziale. Nessuno ha risposto alle sue argomentazioni, per cui egli ha fallito nel vincere la sua causa. Le menti sono ormai impostate verso ben definite inclinazioni, i politici sono impegnati, il suo resoconto è stato conservato sotto chiave in una camera di sicurezza della Casa Bianca ed il dibattito è stato chiuso. I fatti tecnici sono stati mestamente soppressi negli interessi di quelli che cercano di costruire una nuova generazione di razzi giganteschi.

Ciò mostra una grave pecca delle nostre istituzioni, una pecca persistente che ci fa sprecare denaro e incrementa il rischio di un errore disastroso. Il Dr. Kantrowitz raggiunge prontamente la conclusione oramai ovvia: abbiamo bisogno di istituzioni mirate per condurre giusti processi su controversie riguardanti argomenti tecnici.

Il Dr. Kantrowitz ha perseguito questo obiettivo (nella sua forma di "tribunali della scienza) per mezzo di discussioni, relazioni, studi e conferenze. Per la sua idea dei tribunali scientifici è stato premiato da Ford, Carter, e Reagan in qualità di candidati presidenziali. Dai presidenti, non ha ottenuto nulla, sebbene un consiglio presidenziale appositamente composto abbia elaborato una dettagliata proposta di procedura (12).

Tuttavia, alcuni progressi sono stati compiuti. Nonostante io abbia usato il tempo futuro nel descrivere i forum dei fatti, la loro sperimentazione è già stata avviata. Ma prima di descrivere un percorso verso un giusto processo, ha senso prendere in considerazione alcune delle obiezioni.

Perché Non un Giusto Processo?  

I critici di questa idea (quanto meno nella sua versione di tribunali della scienza) sono stati spesso l'uno in disaccordo con l'altro. Alcuni hanno obbiettato che le dispute fattuali non sono importanti, o che possono essere attenuate tenendole nascoste dietro porte chiuse; altri hanno obbiettato che le dispute fattuali sono troppo profonde ed importanti perché l'applicazione di un giusto processo possa servire. Alcuni hanno lanciato l'allarme sul fatto che i tribunali della scienza potrebbero essere pericolosi; altri hanno avvertito che essi potrebbero essere impotenti. Queste critiche hanno tutte qualche valido contenuto: i giusti processi non sarebbero una cura universale. Talvolta potrebbero non essere necessari, e talvolta potrebbero venir abusati. Ma allo stesso modo, tuttavia, si potrebbe rigettare la validità della penicillina sulla base della sua sporadica inefficacia, o della sua sporadica non necessità o dannosità.

Questi critici non propongono alcuna alternative, e raramente osservano che al giorno d'oggi portiamo avanti comunque dei giusti processi, oppure che i processi attuali sono senza alcun valore. Dobbiamo trattare con questioni tecniche complesse dalle quali dipendono milioni di vite; non saremmo forse incoscienti se lasciassimo tali questioni a comitati riservati, a giornali indolenti, a battaglie sui media, al giudizio tecnico dei politici? Se distruggessimo gli esperti, dovremmo accettare il giudizio di comitati riservati formatisi in segreto oppure domandare un processo più aperto? Infine, possiamo con il nostro sistema presente fronteggiare la corsa tecnologica globale verso la nanotecnologia e la intelligenza artificiale?

Le istituzioni per processi giusti ed aperti sembrano essere di importanza vitale. Permettendo a tutte la parti di parteciparvi, imbriglieremo le energie del conflitto nella ricerca dei fatti. Limitare la possibilità degli esperti di descrivere i fatti, ci aiuterà a fronteggiare la tecnologia senza consegnare le nostre decisioni nelle mani dei tecnocrati. Individui, compagnie e ufficiali nominati, manterranno il pieno controllo delle politiche; gli esperti tecnici potranno raccomandare altre politiche tramite altri canali.
Come possiamo distinguere i fatti dai valori? Lo standard proposto da Karl Popper sembra essere utile a questo scopo: una affermazione è fattuale (ossia vera o falsa) se un esperimento o una osservazione potrebbe in linea di principio confutarla. Ad alcune persone, l'idea di esaminare i fatti senza considerare i valori ricorda l'idea di fare politica senza considerare i valori. E ciò sarebbe effettivamente assurdo: per loro stessa natura, le decisioni politiche coinvolgono sempre sia i fatti che i valori. Causa ed effetto riguardano i fatti, dicendoci quel che è possibile. Ma la politica coinvolge anche i nostri valori, i nostri motivi di azione. Senza fatti accurati non possiamo ottenere i risultati che cerchiamo, ma senza valori - senza desideri e preferenze - non potremmo anzitutto cercare alcunché. Un processo che scopra i fatti può aiutare le persone a scegliere politiche che siano efficaci nel servire i loro valori.

I critici hanno espresso alcune preoccupazioni riguardo la possibilità che un tribunale della scienza (praticamente) dichiarerà che la Terra è piatta, perciò ignorando un Aristarco di Samo o un Magellano quando questi ultimi trovino evidenza del contrario. Errori, inclinazioni dettate dal pregiudizio e conoscenza imperfetta saranno di certo tutte cause di equivoci memorabili. Ma i membri di un pannello tecnico non hanno necessità di dichiarare una certezza contraffatta. Essi possono invece descrivere la nostra conoscenza e delimitare i confini fra questa e la nostra ignoranza, talvolta affermando che semplicemente non conosciamo i fatti, o quantomeno le prove attuali forniscono solo una idea approssimativa dei fatti. In questo modo, essi proteggeranno le loro reputazioni di buoni giudici. Quando giungano delle nuove prove, una questione può essere riaperta; le idee non hanno bisogno di essere salvaguardate dalla eventualità di un secondo giudizio.

Se i forum dei fatti diverranno popolari e rispettati, essi guadagneranno influenza. Il loro successo li renderebbe tali che sarà più difficile abusarne: molti gruppi in competizione li sosterrebbero, anche economicamente, e gruppi che abusino della procedura tenderanno a conquistarsi una cattiva reputazione e saranno quindi ignorati. Nessun singolo gruppo sostenitore sarà in grado di oscurare i fatti riguardanti un argomento importante, se i forum dei fatti guadagneranno una sufficiente affidabilità per mezzo della ridondanza.

Nessuna istituzione sarà mai in grado di eliminare corruzione ed errore, ma i forum dei fatti saranno guidati, per quanto in modo imperfetto, da uno migliore standard per la conduzione di dibattito pubblico; essi dovrebbero degenerare in gran misura prima di diventare peggiori del sistema che abbiamo oggi. La giustificazione di base per i forum dei fatti è che (1) un giusto processo è l'approccio corretto da tentare, e (2) riusciremo a far di meglio se lo tentiamo, piuttosto che se non lo facciamo.

Costruire un Giusto Processo  

L'antropologa Margaret Mead venne invitata ad un colloquio sui tribunali scientifici per parlare contro tale idea (13). Ma quando giunse il momento, essa parlò a favore dell'idea, sottolineando che "Abbiamo bisogno di una nuova istituzione. Non c'è alcun dubbio su questo. Le istituzioni che abbiamo sono del tutto insoddisfacenti. In molti casi inoltre non sono solo insoddisfacenti, ma implicano una prostituzione della scienza ed una prostituzione del processo di creazione delle decisioni". La gente che non ha alcun interesse consolidato nelle istituzioni esistenti, spesso è d'accordo con la sua valutazione.

Se scovare i fatti riguardanti la tecnologia è davvero così cruciale per la nostra sopravvivenza e se i giusti processi sono davvero la chiave per scovare i fatti, allora cosa dovremmo fare in proposito? Non abbiamo bisogno di iniziare per forza con delle procedure perfette; possiamo cominciare con dei tentativi informali per migliorare la procedura di cui disponiamo al momento. Possiamo evolvere procedure migliori per variazione dei nostri metodi e per selezione di quelli che funzionano meglio. Un processo giusto è una questione di grado.

Le istituzioni esistenti potrebbero muoversi verso il giusto processo (14) modificando alcune delle loro regole e tradizioni. Per esempio, le agenzie governative potrebbero regolarmente consultarsi con le parti in opposizione prima di stabilire quali siano i componenti di un comitato di esperti. Esse potrebbero garantire ad ognuna delle due parti il diritto di presentare prove, esaminare prove, ed esaminare gli esperti dell'altra parte. Esse potrebbero aprire i loro procedimenti agli osservatori. Ognuno di questi passi rafforzerebbe la correttezza del processo, trasformando processi non dissimili da quelli della "Star Chamber" in istituzioni più degne di rispetto.

I benefici pubblici dei giusti processi, comunque, non necessariamente li renderanno popolari fra i gruppi che chiedono la loro modifica. Non abbiamo sentito il boato di gruppi di interesse che si precipitano a verificare sperimentalmente le loro affermazioni, ne le lacrime di gioia dei comitati all'apertura delle loro porte per consentire di sottomettere il loro operato alla disciplina imposta da un giusto processo. E nemmeno abbiamo sentito riferire di politici che abbiano rinunciato all'utilizzo di fatti spuri per nascondere le basi politiche delle loro decisioni.

E tuttavia tre candidati alla presidenza U.S.A. hanno sottoscritto l'idea dei tribunali della scienza. Il Committee of Scientific Society Presidents, che include ventotto delle società scientifiche di punta degli Stati Uniti, ha sottoscritto l'idea. Lo U.S. Department of Energy ha utilizzato una "procedura analoga a quella dei tribunali della scienza" per valutare alcune proposte in competizione per la produzione di energia tramite fusione nucleare, e ha dichiarato che la procedura è efficiente e utile. Il Dottor John C. Bailar del National Cancer Institute, dopo aver fallito nel far riconoscere a varie organizzazioni mediche la pericolosità dei raggi X e del loro impiego massiccio in radiografia, ha proposto un tribunale della scienza sull'argomento. I suoi avversari hanno allora fatto marcia indietro e modificato le loro politiche - apparentemente la semplice minaccia dell'eventualità di un giusto processo sta già salvando vite. Nonostante questo, il vecchio corso prosegue, quasi invariato.

Perché accade ciò? In parte perché la conoscenza è potere, e quindi viene gelosamente sorvegliata (15). In parte perché gruppi potenti possono prontamente immaginare in che modo i giusti processi potrebbero andare a loro svantaggio. In parte perché uno sforzo di migliorare i metodi sistematici di "risoluzione di problemi" mancano del potenziale drammatico di una campagna allestita per combattere direttamente i problemi; ossia il potenziale drammatico associato a un migliaio di attivisti alacremente impegnati nel salvataggio dello stato della nave, ognuno dedito a tappare un singolo buco nello scafo.
I governi potrebbero tuttavia adoperarsi per realizzare i tribunali della scienza, ed ogni passo potrebbe portare verso un maggior merito della procedura per un giusto processo. E tuttavia è ragionevole temere il supporto del governo per i tribunali della scienza: il potere centralizzato tende a generare mostri in quantità. Una "Agenzia Giudiziaria della Scienza" centralizzata potrebbe anche lavorare piuttosto bene mentre fa ben poco danno evidente, e tuttavia comportare un gran costo poco visibile: la sua stessa esistenza (e l'assenza di competizione) potrebbe bloccare miglioramenti basati su processi evolutivi.

Altre strade restano aperte. I forum dei fatti saranno in grado di esercitare influenza senza ricevere aiuto da particolari poteri legali. Per avere un effetto potente, i loro risultati avranno soltanto bisogno di essere più credibili delle asserzioni di una specifica persona, uno specifico comitato o una specifica corporazione o gruppo di interesse. Un forum dei fatti ben condotto sarà caratterizzato da una certa credibilità in virtù della sua stessa struttura. Alcuni forum potrebbero essere finanziati dalle università.
Infatti, il Dottor Kantrowitz ha recentemente condotto una procedura sperimentale presso la University of California a Berkeley (16). Essa era incentrata attorno alla disputa pubblica fra il genetista Beverly Paigen ed il biochimico William Havender riguardante i difetti di nascita e i rischi genetici presso il sito di discarica chimica della Love Canal. I due scienziati hanno svolto il ruolo di avvocati; studenti di corsi di laurea hanno svolto il ruolo di pannello tecnico. La procedura era composta da incontri distribuiti su diverse settimane, per gran parte spesi nella discussione delle aree di accordo e disaccordo; essa si è conclusa con diverse sessioni pubbliche di esame incrociato, che hanno immediatamente preceduto la stesura finale del pannello. Sia gli avvocati che il pannello hanno concordato su undici affermazioni di fatto, e hanno evidenziato chiaramente i loro rimanenti punti di disaccordo e le loro incertezze residue.
Arthur Kantrowitz e Roger Masters notano che "in contrasto con le difficoltà sperimentate nei molti tentativi di realizzare un tribunale della scienza sotto auspici governativi, risultati incoraggianti sono stati ottenuti nel primo serio tentativo di questo tipo che sia stato condotto in un ambiente universitario". Essi sottolineano che le tradizioni e le risorse delle università, rendono le università stesse luoghi naturali in cui impegnarsi in tali sforzi. E auspicano che ci avviino esperimenti di questo tipo in numero maggiore.

Tutto ciò mostra un modo decentralizzato di sviluppare istituzioni per giusti processi, un modo che ci permetta di aggirare l'esistenza delle attuali burocrazie e interessi acquisiti. Nel far questo, possiamo costruire su principi stabiliti e sperimentare le variazioni nella migliore tradizione evolutiva.
I leaders preoccupati di migliaia di problemi differenti - con leaders sui lati opposti delle barricate per ognuno di tali problemi - possono unirsi nel supporto da dare alla realizzazione di giusti processi. Come fanno notare Roger Fisher e William Ury dell'Harvard Negotiation Project (17), se si tenta di ottenere il consenso delle parti avverse per mettere in piedi un giusto processo, e quando ogni parte è fermamente convinta di essere nel giusto, esse tendono a favorire un arbitraggio imparziale. Infatti, entrambe le parti si aspettano di vincere (18), per cui entrambe acconsentono a partecipare. I forum dei fatti dovrebbero quindi attrarre i sostenitori in buona fede delle cause, e ripugnare i ciarlatani.

Mano a mano che il giusto processo diverrà uno standard, i sostenitori di cause fondate conquisteranno vantaggio su coloro che rifiutano di cooperare - "Se non vogliono difendere la loro causa in pubblico, perché dovremmo ascoltarli?". Inoltre, molte dispute si risolverebbero (o sarebbero evitate) senza gli svantaggi delle procedure attuali: la prospettiva di un dibattito pubblico ed arbitrato incoraggerà i sostenitori delle cause a controllare i loro fatti prima di iniziare il dibattito. Istituire un forum dei fatti potrebbe facilmente fare di più per una causa assennata, di quanto potrebbe fare il reclutamento di un milione di sostenitori.

E tuttavia, oggi, leaders ben intenzionati potrebbero sentirsi obbligati a esagerare le loro cause semplicemente per poter essere ascoltati al di sopra del rombo prodotto dai comunicati stampa dei loro avversari. Queste persone, potrebbero mai contrastare a malincuore la disciplina di un forum dei fatti? Sicuramente no; i giusti processi possono in primo luogo curare la malattia sociale che ci costringe ad allontanarsi dai fatti. Proponendo i loro punti di vista in un forum dei fatti, queste persone potrebbero recuperare il rispetto per se stessi che deriva dalla onestà intellettuale.

Dissotterrare la verità potrebbe minare una posizione presa particolarmente a cuore, ma non può danneggiare gli interessi di un gruppo orientato verso esigenze autenticamente "pubbliche". Se è necessario smuovere un po' di cose per far spazio alla verità, perché non farlo? Grandi leaders hanno visto cambiare le loro posizioni per ragioni anche peggiori, ed anche i giusti processi comporteranno trasformazioni nelle posizioni dei gruppi avversi.

Gregory Bateson ha affermato una volta che "nessun organismo può permettersi di esser conscio su materie che dovrebbero essere affrontate a livello inconscio". Se l'organismo in questione è una democrazia, il livello conscio corrisponde approssimativamente al dibattito sui mass media. Il livello inconscio è costituito da qualsiasi processo che di solito funziona abbastanza bene fintanto che non è accompagnato da clamorose proteste del pubblico. Nei media, come nella coscienza umana, una preoccupazione tende a far passare in secondo piano un'altra preoccupazione. Questo è ciò che rende l'attenzione cosciente così scarsa e preziosa. La nostra società ha bisogno di identificare i fatti che la riguardano con maggiore rapidità ed affidabilità, e con meno contese faziose dei media che distolgano l'attenzione. Ciò lascerà il dibattito pubblico libero di occuparsi dei suoi veri compiti - ossia giudicare le procedure atte a rintracciare i fatti, decidere cosa vogliamo e aiutarci a scegliere una strada che ci conduca verso un mondo in cui valga la pena di vivere.

Mano a mano che il cambiamento andrà accelerandosi, il nostro bisogno crescerà. Per giudicare i rischi di un replicatore o l'attuabilità di uno scudo attivo, abbiamo bisogno di modi migliori per dibattere i fatti. Invenzioni puramente sociali come i forum dei fatti ci aiuteranno, ma le nuove tecnologie sociali basate sui computer sono promettenti in altrettanta misura. Anche queste arricchiranno le nostre procedure per la conduzione di giusti processi.

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Capitolo 14: La rete della conoscenza  

La Carta Magica Diventa Reale
Collegare la Nostra Conoscenza
Pericoli degli Ipertesti
Dal Desktop alla Libreria Mondiale
Ipertesti e Carta Stampata
I computer [...] sono entrati nelle nostre vite quotidiane e stanno diventando il sistema nervoso centrale della nostra società.
- TOHRU MOTO-OKA (1)

Per prepararsi al passo avanti degli assemblatori avanzati, la società deve imparare ad "imparare" più velocemente. I forum dei fatti ci aiuteranno a farlo, ma le nuove tecnologie potrebbero aiutarci ancora di più. Con esse, saremo in grado di diffondere, raffinare e combinare le nostre informazioni in modo di gran lunga più rapido di quanto sia mai stato fatto prima.

Il sovraccarico informativo è diventato un ben noto problema: frammenti di conoscenza si accumulano troppo velocemente perché le persone possano mettervi ordine e trarne fuori un senso. Migliaia di riviste tecniche si occupano di migliaia di soggetti diversi. Gli articoli pubblicati ammontano a oltre un milione per anno. I forum dei fatti ci aiutano a far pulizia delle menzogne, alleggerendo il nostro sforzo di dare senso al mondo. Ma qualunque istituzione formale di questo tipo resterebbe comunque sommersa dal travolgente moderno flusso di informazione: i forum dei fatti saranno in grado di trattare solo una frazione dei fatti, sebbene una frazione importante, e inevitabilmente saranno in qualche modo flemmatici. Le istituzioni formali possono intercettare solo una minuscola frazione delle energie intellettuali della nostra società.

Oggi, i nostri sistemi informativi sono d'ostacolo al nostro progresso. Per farsi un'idea intuitiva del problema, immaginate di dover gestire un frammento di informazione: L'avete scoperta: ma come potreste diffonderla? Qualcun altro l'ha pubblicata: ma come trovarla? L'avete trovata: e dove dovreste archiviarla? Avete individuato un errore in essa: come potreste correggerla? Il vostro archivio cresce: come dovreste organizzarlo?

Attualmente gestiamo l'informazione in maniera maldestra. I nostri "media" elettronici tradizionali sono vivaci ed intriganti, ma sono malamente adattabili per divenire capaci di gestire dibattiti di lungo termine; come potreste, nel ruolo di spettatore, archiviare, organizzare, o correggere l'informazione contenuta in un documentario televisivo? In breve, come potreste trasformare queste informazioni in una ben integrata porzione di un corpo di conoscenze in evoluzione? Possiamo gestire meglio dei dibattiti complessi usando i "media" cartacei, tuttavia le settimane (o anni) di ritardo imposte da un tipico processo di pubblicazione rallentano il dibattito, il quale procede come camminasse a carponi. Ed anche le pubblicazioni su carta sono difficili da archiviare, organizzare e correggere. Le macchine tipografiche producono fasci di carta inchiostrata; a prezzo di sforzi eroici, i bibliotecari e gli studiosi lavorano per collegare ed organizzare in modo utile tutte questi fasci cartacei. Ma indici, riferimenti e correzioni, semplicemente aggiungono ulteriori pagine ed edizioni, e seguire i collegamenti che essi rappresentano resta tuttora un compito tedioso.

Libri ed altri fasci di carta funzionano bene, a prezzo di qualche adattamento. Essi contengono molti dei nostri tesori culturali e per ora non abbiamo nessun altro modo migliore di pubblicare la maggior parte di queste cose. Tuttavia, la loro forma attuale lascia aperto molto spazio per il miglioramento.

I problemi che incontriamo nel diffondere, correggere ed organizzare le informazioni obbligano la nostra conoscenza a rimanere relativamente scarsa, non corretta e disorganizzata. Poiché la conoscenza consolidata è spesso difficile da trovare, altrettanto spesso ne facciamo a meno, col risultato di rimanere apparentemente più ignoranti di quando abbiano necessità d'esserlo. Le nuove tecnologie possono aiutarci?

Le nuove tecnologie lo hanno già fatto prima d'ora. L'invenzione del torchio di stampa ha portato grandi progressi; I servizi testuali basati sull'informatica ci promettono ancora di più. Comunque, per intuire in che modo la nostra informazione potrebbe essere migliore, potrebbe aiutarci tentare di capire in che modo essa potrebbe risultare peggiore. Consideriamo quindi, una immaginaria situazione caotica, ed una sua immaginaria soluzione.

Il Racconto del Tempio

Tanto tempo fa, c'era un popolo con un problema di informazione. Nonostante avessero sostituito le loro ingombranti tavolette d'argilla con la carta, la utilizzavano in modo bizzarro. Nel cuore della loro terra si ergeva una cupola imponente. Sotto la cupola vi era la loro grande Camera degli Scrittori. All'interno di questa camera c'era una grossa collinetta di foglietti di carta, ognuno dalla dimensione della mano di bambino.

Di tanto in tanto, un erudito viaggiava fino a questo "tempio dello studio" per offrire la sua conoscenza. Un consiglio di scribi avrebbe giudicato il valore della conoscenza offerta. Se questa si fosse dimostrata preziosa, essa sarebbe stata trascritta su un foglietto, il quale sarebbe stato solennemente lanciato sul mucchio.

Di tanto in tanto, altri industriosi eruditi venivano a cercare conoscenza, frugando nel mucchio alla ricerca del foglietto desiderato. Alcuni di loro, più abili in queste ricerche, avrebbero potuto trovare un particolare foglietto in meno di un mese. Gli scribi accoglievano sempre volentieri i ricercatori, poiché erano così rari.

Noi moderni possiamo vedere chiaramente il loro problema: in un mucchio disordinato, ogni foglietto aggiunto seppellisce i restanti (come accade su molte odierne scrivanie). Ogni foglietto è separato, non correlato agli altri, ed aggiungere un riferimento ad un altro foglietto sarebbe ben poco utile, visto che cercare un foglietto richiede dei mesi. Se usassimo un tale mucchio per conservare la nostra informazione, i nostri innumerevoli e dettagliati scritti di scienza e tecnologia diventerebbero quasi inutili. Le ricerche richiederebbero anni, o intere vite.

Noi moderni abbiamo adottato una soluzione semplice: mettiamo in ordine le pagine. Mettiamo una pagina dopo l'altra per comporre un libro, un libro dopo l'altro per riempire uno scaffale, e quindi riempiamo di mensole un edificio per comporre una biblioteca. Mettendo in ordine le pagine possiamo trovarle, e seguire molto più rapidamente i riferimenti. Se gli scribi avessero assunto degli eruditi per disporre i foglietti in pile distinte per soggetto, la ricerca dei foglietti sarebbe divenuta più facile.
E tuttavia, di fronte a pile distinte di foglietti riguardanti la storia, la geografia e la medicina, dove avrebbero dovuto mettere, questi eruditi, i foglietti riguardanti la geografia storica, o la epidemiologia geografica, o la storia medica? Dove avrebbero dovuto mettere i foglietti riguardanti "La Storia della Diffusione della Grande Peste?".

Ma nel nostro paese immaginario, gli scribi adottarono un'altra soluzione: si rivolsero ad un mago. Ma prima di farlo, essi rinchiusero gli eruditi nella camera perché cucissero e legassero dei fili di connessione fra un foglietto ed un altro. I fili di un particolare colore legavano un foglietto al successivo in una serie, un altro colore conduceva ad un riferimento, un altro ad una nota critica, e così via. Gli eruditi intessevano una rete di relazioni, rappresentate da una rete di connessioni. Infine il mago (dagli occhi scintillanti e una chioma fluttuante) recitò un incantesimo, e l'intero caos si librò lentamente nell'aria per aleggiare come una nuvola nella cupola. Dopo di ciò, un erudito che impugnasse un foglietto doveva solo afferrare dal suo bordo uno dei fili che vi erano annodati, per tirarsi appresso tutti gli altri foglietti collegati. E i fili, magicamente, non si ingarbugliavano mai.

Ora gli eruditi potevano collegare i foglietti riguardanti "La Storia della Diffusione della Grande Peste" ai foglietti riguardanti la storia, la geografia e la medicina. Potevano aggiungere tutte le note e tutto il testo che volevano, collegandoli nel modo più vantaggioso. Potevano aggiungere speciali foglietti d'indice, in grado di mettere a portata di mano qualunque cosa fosse in lista. Potevano disporre i collegamenti ovunque desiderassero, tessendo una rete di conoscenza che sapesse far corrispondere le connessioni con il mondo reale.

Noi, con le nostre inerti pile di carta, potremmo solo invidiarli - se non avessimo i computer.
La Carta Magica Diventa Reale  

Nel 1945, Vannevar Bush propose un sistema che denominò "memex". Era un dispositivo da scrivania, zeppo di microfilm e meccanismi, e capace di visualizzare le pagine immagazzinate e di consentire all'utente di aggiungervi delle note. Un sistema a microfilm memex non è mai stato costruito, ma il sogno ha continuato a vivere.

Oggi, i computer ed i loro schermi hanno cominciato a diventare sufficientemente economici perché siano abitualmente utilizzati come strumenti di scrittura e di lettura. Alcuni editori di riviste cartacee sono diventati editori elettronici, producendo riviste, quotidiani e giornali accessibili solo attraverso le reti di computer. E con i programmi giusti, i computer dedicati alla gestione di testi ci permetteranno di collegare questa informazione in modi anche migliori del filo magico.

Theodor Nelson, l'iniziatore dell'idea, ha denominato ciò che ne risulta con il nome di "Ipertesto": ossia un testo con collegamenti in molte direzioni, e non solo in una sequenza unidimensionale. Lettori, autori ed editori che utilizzano i sistemi ipertestuali di solito non conoscono il funzionamento di computer e schermi, proprio come di solito non conoscevano neanche i meccanismi della fotocomposizione o della stampa litografica del passato. Un sistema ipertestuale funzionerà semplicemente come uno scritto magico; chiunque ci giochi per un po' acquisisce subito familiarità con le sue capacità basilari. Tuttavia, una descrizione della struttura di uno di questi sistemi (2) aiuterà nella spiegazione del funzionamento di un ipertesto.

Nell'approccio adottato dallo Xanadu hypertext group (presso San Jose in California), il nucleo del sistema, la parte "server", è una rete di computer capace di immagazzinare sia documenti che collegamenti fra i documenti. Un sistema iniziale potrebbe essere rappresentato da una singola macchina desktop; ma alla fine un intera crescente rete di macchine sarebbe capace di servire come una biblioteca elettronica. I documenti memorizzati saranno in grado di rappresentare quasi qualsiasi cosa, sia romanzi che grafici, libri di testo o persino programmi, ed infine anche musica o filmati.
Gli utenti saranno in grado di collegare qualsiasi parte del documento ad un'altra qualsiasi parte dello stesso documento, o di un qualunque altro documento. Quando un lettore punta ad uno dei capi di un collegamento (sia che esso venga mostrato sullo schermo come una sottolineatura, un asterisco una icona o un filo colorato), il sistema preleva dalla memoria e visualizza il materiale corrispondente all'altro capo del collegamento. Inoltre, esso registra le nuove versioni di un documento molto grande senza immagazzinare copie addizionali; il sistema avrà unicamente la necessità di memorizzare le parti che sono state modificate. Questo permette che l'immagazzinamento sul sistema delle precedenti versioni di un qualsiasi documento pubblicato e modificato causi meno dispendio di memoria. Il sistema farà tutto ciò rapidamente, persino quando la quantità totale di informazione immagazzinata divenga immensa. Una rete di tali macchine potrebbe infine maturare in una biblioteca elettronica mondiale.
Per immaginare come tutto ciò dovrebbe apparire ad un utente, immaginate uno schermo della dimensione di un libro aperto, riempito da caratteri con una dimensione che consenta una chiara lettura, come quelli che state leggendo ora. Oggi lo schermo potrebbe assomigliare un apparecchio televisivo, ma entro pochi anni il suo aspetto potrebbe essere più simile a quello di un libro, un oggetto dalla dimensione tale da poter essere tenuto in grembo, con un cavo di connessione verso un dispositivo di immagazzinamento e distribuzione di informazione. (Con la nanotecnologia potremmo eliminare il cavo: un oggetto della dimensione di un libro sarà in grado di contenere un sistema ipertestuale comprendente riproduzioni fotografiche di tutte le pagine distinte che esistono al mondo, immagazzinate in una memoria veloce realizzata da un nastro molecolare).

In questo libro - quello che avete adesso nelle vostre mani - potrei descrivere i libri di Theodor Nelson(3) riguardanti gli ipertesti, le Macchine da Letteratura e le biblioteche computerizzate, ma non potreste vedere i suoi libri su queste pagine. Le pagine in questione sono altrove, restando momentaneamente intrappolate in uno degli scritti del suo autore. Ma se questo fosse un sistema ipertestuale ed io, o qualcun altro, avessimo aggiunto l'ovvio collegamento, voi potreste puntare all'espressione "Macchine da Letteratura" qui presente, ed un momento più tardi vedreste sostituirsi al testo di questa pagina la visualizzazione chiara dell'Indice del libro di Nelson, o di una mia selezione di citazioni tratte dal suo libro. Da lì, potreste entrare nel suo libro e vagare in esso, forse mentre un'altra porzione del vostro sistema di visualizzazione vi mostra ogni nota che io ho collegato al suo testo. Potreste quindi ritornare qui (o verso pagine che forse ora mostrano anche le sue note al mio testo) o muovervi ancora oltre , verso un altro documento collegato al suo. Senza lasciare la vostra sedia, potreste avere una panoramica di tutti i principali scritti sugli ipertesti, spostandovi da un collegamento ad un altro attraverso un qualsiasi numero di documenti.

Mantenendo traccia dei collegamenti (diciamo per esempio fra descrizioni di massima, bozze e materiali di riferimento) gli ipertesti aiuteranno la gente a scrivere e a redigere lavori più ambiziosi. Utilizzando gli ipertesti potremo tessere la nostra conoscenza per dar vita a unità coerenti. John Muir ha osservato che "Quando proviamo a individuare isolatamente qualcosa, scopriamo che pare legata a qualsiasi altra cosa nell'universo". Gli ipertesti ci aiuteranno a mantenere legate assieme le idee secondo modi che meglio rappresentano la realtà.

Con gli ipertesti saremo meglio capaci di collezionare e organizzare conoscenza, accrescendo l'efficacia operativa della nostra intelligenza. Ma perché la collezione di informazione si traduca in una maggiore efficacia operativa, deve essere decentralizzata; una informazione frammentariamente sparpagliata su molte menti non può essere facilmente inserita dentro il sistema da un gruppo composto da pochi specialisti. Lo Xanadu group propose un soluzione semplice: permettere che chiunque potesse scrivere e che il sistema retribuisse automaticamente ad ogni scrittore i relativi diritti d'autore ogni volta che qualcuno avesse letto il suo materiale. La pubblicazione sarebbe stata favorita dalla possibilità di fornire alla gente ciò che essa vuole.

Immaginate che voi stesso abbiate qualcosa da dire riguardo alcune idee o eventi. Immaginate alcuni vecchi commenti dotati di un certo perspicace acume, e che oramai sono sbiaditi nella memoria sia degli oratori che degli ascoltatori di tutto il mondo. Su un sistema ipertestuale, sarà facile pubblicare e trovare commenti. Immaginate le domande che vi hanno confuso. Potreste pubblicare anche queste; qualcuno, trovata la risposta che vi serve, pubblicherà una replica al vostro intervento.
Poiché chiunque sarà in grado sul sistema di scrivere testi e creare collegamenti, la rete di ipertesti accumulerà grandi magazzini di conoscenza e di saggezza e ancor più grandi mucchi di completa immondizia. Gli ipertesti comprenderanno vecchie news, pubblicità, graffiti, urla insensate e bugie - sicché come potrebbe un lettore essere in grado di evitare le cose cattive e focalizzarsi su quelle buone? Potremmo mettere su un comitato editoriale centrale, ma ciò potrebbe distruggere la apertura del sistema. Ordinare informazioni costituisce di per se stesso un problema di informazione per il quale fortunatamente gli ipertesti ci aiuteranno ad evolvere buone soluzioni.

Poiché gli ipertesti saranno capaci di fare quasi qualunque cosa di ciò che i sistemi cartacei possono fare, possiamo almeno usare la soluzione che adottiamo già oggi. Autori ed editori si sono costruiti delle reputazioni consolidate nell'ambito dei media cartacei, e molti di loro hanno cominciato a spostarsi verso la pubblicazione elettronica. Su un sistema ipertestuale essi saranno in grado di pubblicare documenti coerenti con i loro standard di reputazione. I lettori ben disposti verso di loro, potranno impostare i loro sistemi di visualizzazione affinché mostrino solo questi documenti, ignorando automaticamente la nuova immondizia. Per essi, il sistema ipertestuale apparirà come qualcosa che contiene solo materiale di pubblicisti rispettabili, che in più, rispetto alla distribuzione su carta, sarà materiale caratterizzato da una maggiore accessibilità perché distribuito elettronicamente e corredato da indici e collegamenti ipertestuali. L'autenti