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Il fine di Biochip 2005 è quello di esplorare attraverso una varietà di idee originali l'interfaccia tecnologia/mercato per cercare di capire quali configurazioni di mente ausiliaria possano diventare oggetto del secondo. Perché che un'idea sia affascinante o visionaria non basta. Deve anche essere, oltre che industrialmente realizzabile (almeno con ragionevole probabilità iniziale), trasformarsi in offerta che trova domanda. La seconda viene stimolata dalla prima, ma il progettista deve saper adattare la novità a bisogni realmente percepiti. Inoltre, nelle possibili tecnologie di mente ausiliaria, o secondo cervello, c'è un formidabile rischio di pregiudizio negativo e demonizzante. Quindi, mentre i laboratori e le industrie stanno ancora esplorando le possibilità tecniche deve parallelamente evolvere una consapevolezza sui requisiti di consenso, a loro volta connessi con il tipo di garanzia ( tecnica e legale) che tale tecnologia di potenziamento cognitivo dovrà dare. A cosa serve? A rendere più concreta e fattibile l'evoluzione futurizzante nel punto dove sta mostrando dei problemi di rallentamento e contrasto: il consenso verso tecnologie discontinue che modificano tratti ritenuti immutabili e per questo consolidati come "morale" - della condizione umana. Se si vuole evitare il conflitto tra tecologia e morale bisogna capire come farle co-evolvere. E ciò è parte integrante e non collaterale di un qualsiasi programma e progetto relativo alle tecnologie più rivoluzionarie. Tecnicamente, il consenso o la minimizzazione di un dissenso pregiudizale sono le condizioni necessarie per accendere il ciclo del capitale di investimento che rende poi possibile la realizzazione concreta della tecnologia. Nel passato, gli Stati finanziavano la tecnologia più avanzata per scopi di potenza. Ora questo lavoro lo fa il mercato di massa e bisogna adattarsi ai suoi requisiti. |
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