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Fukuyama: No a ingegneria genetica come a fascismo e comunismo |
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L'opposizione di Fukuyama al progetto transumanista solleva sempre più perplessità. Commenti sull'intervista di Gianni Riotta a Francis Fukuyama sul Corriere della Sera del 10 ottobre 2005. |
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Con un titolo che mette la genetica sullo stesso piano di fascismo e comunismo, si potrebbe facilmente pensare che Fukuayama voglia metterci in guardia contro un emergente movimento tecno-totalitario il cui progetto sia la violenta presa del potere e l'instaurazione di una dittatura del proletariato o di un reich millenario allo scopo di manipolare geneticamente la popolazione per i propri sinistri scopi... Eppure, questo movimento esiste solo negli incubi del celebre politologo. Basta dare un'occhiata al materiale pubblicato dai siti transumanisti italiani (Associazione Italiana Transumanisti, Estropico) ed esteri (World Transhumanist Association, Extropy Institute) per rendersi conto che le fondamenta del progetto transumanista sono solidamente piantate nel rispetto della libertà individuale. |
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Non dobbiamo, però, ignorare le inquietudini di Fukuyama. Per esempio, quando afferma: "trovo ripugnante l'idea di considerare malleabile la natura umana, plasmandola al volere delle élites. Abbiamo imparato che l'ingegneria sociale provoca milioni di vittime, e temo che lo stesso possa accadere per l'utopia di modificare il comportamento umano in laboratori" non possiamo che essere in completo accordo. Se Fukuyama vuole sottolineare l'importanza della democrazia liberale e dei diritti dell'individuo, sfonda una porta aperta con i transumanisti... E proprio perchè riteniamo importanti i valori di base delle democrazie occidentali, riteniamo che le decisioni riguardanti la modifica del comportamento, o del fisico, o del livello di intelligenza, etc, debbano rimanere fermamente nelle mani dell'individuo e/o delle famiglie, non dei governi o delle "élites". |
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Ma anche in assenza di regimi totalitari, secondo Fukuyama "le ingegnerie di laboratorio [...] rischiano di cambiare la carta dei diritti". Ma allora perchè non cominciare a discutere strategie per preparare la democrazia liberale ad accogliere i nuovi soggetti che Fukuyama stesso prevede, invece di cercare di prevenirne la nascita? Oggi abbiamo tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, indipendentemente dal nostro quoziente di intelligenza o dalle nostre capacità atletiche e non si vede perchè lo stesso non dovrebbe essere in futuro. Seguendo la logica di Fukuyama dovremmo forse guardare con sospetto ai più intelligenti o atletici fra noi, in quanto diversi? O dovremmo forse assicurarci, in qualche modo, che non nascano persone troppo intelligenti o atletiche, in quanto potrebbero poi pretendere più diritti e meno doveri di noi altri? Al contrario, ogni genitore spera, comprensibilmente, di avere figli sani ed intelligenti e la loro nascita ha un impatto positivo anche sulla società in generale. Lo stesso dicasi per chi si sforza di migliorare se stesso con i mezzi oggi a disposizione (siano questi corsi universitari o regolari visite a una palestra) e così sarà anche per i futuri esseri umani biotecnologicamente incrementati tanto temuti da Fukuyama. |
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Proprio quando l'intervista tocca i temi della famiglia e dell'Italia, le contraddizioni di Fukuyama emergono più vistose: |
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"Si immagina l'Italia senza famiglie, senza parenti, fratelli e sorelle? No, non è l'idea giusta del vostro Paese, dai film ai romanzi. Eppure nel 2050, solo il 5% degli italiani avrà una famiglia allargata al di là del padre e della madre, una famiglia con fratelli, cugini, zii. E sa perché? Perché con il calo della natalità il Paese diverrà un ospizio per anziani, soggetti a demenza e Alzheimer, l'età media 65 anni, la classe dirigente gerontocratica, i pochi ragazzi smarriti e perplessi." |
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Ma questo è esattamente il triste futuro che ci aspetta, nel 2050, se rinunceremo a sviluppare e utilizzare quelle tecnologie che potrebbero allungare la vita e migliorarne la qualità! Nonchè ridurre il bisogno di assistenza e ospizi! L'alternativa allo scenario di Fukuyama è racchiusa nel potenziale delle biotecnologie e solo respingendo i consigli di Fukuyama e degli altri "bioconservatori" italiani o d'oltreoceano, possiamo sperare di divenire una nazione di energici e lucidi sessantacinquenni - o ultranovantenni! - invece di una nazione-ospizio. Persino il declino demografico potrebbe essere rallentato con terapie tese ad allungare gli anni fertili di uomini e donne. |
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Gianni Riotta, nell'intervista, non rifugge al proprio dovere giornalistico di fare domande scomode. Nel caso di Fukyama la domanda scomoda di Riotta altro non è che buon senso comune: |
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"Che cosa ci sarebbe di male a nascere più alti, o più veloci, le cellule esplosive dello sprint sono innate, perché non darle a tutti? E perché mai una memoria migliore dovrebbe alterare il nostro codice etico, o un più diffuso quoziente d'intelligenza mettere a rischio l'Homo sapiens? Non credo che alla fine tutti sceglierebbero capelli biondi e occhi glauchi da ariano, i modelli di bellezza sono tanti e diversi. E non credo neppure che Leopardi fosse grande perché gobbo: anche dritto come un fuso il suo animo sarebbe rimasto grande e malinconico." |
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...ma Fukuyama continua a non voler capire: |
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"Guardi alla nostra società, e guardi soprattutto all'Italia. La vita media toccherà presto gli 80 anni, ma per tanti anziani che vita è? Li teniamo in case di riposo senza famiglia, soggetti a demenza senile, Alzheimer, perché abbiamo allungato la vita e non sappiamo battere questi morbi. E quando in Italia solo pochi tra di voi avranno famiglia che Paese sarà? Allora temo il distacco tra una scienza che va avanti e una società che rincorre, relegando all'infelicità e all'isolamento tanti di noi." |
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E' di nuovo quella miopia che impedisce al politologo statunitense di vedere come l'unica speranza per sfuggire ai suoi stessi deprimenti scenari non sia il rinunciare alle proprie responsabilità, abbandonando le tecnologie promettenti a causa di possibili, ma tutt'altro che certi e irresolvibili, conflitti futuri. Al contrario, abbiamo bisogno esattamente dell'opposto, cioè di incoraggiare la ricerca e lo sviluppo di quelle tecnologie che ci permetteranno di migliorare radicalmente la condizione umana. Non solo curando le malattie, ma anche mirando ad incrementare le capacità umane: migliore salute, intelletto e longevità. |
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Vedi anche: |
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