La prospettiva dell'immortalità, di Robert Ettinger

9. Cosa fare con l'immortalità

Quando qualcuno dichiara allegramente di "non voler vivere per sempre", di solito non ha realmente preso in considerazione tale prospettiva.

Possiamo dividere quelli che fanno dichiarazioni del genere in due categorie principali.

La prima è costituita da coloro che si abbandonano a considerazioni moralistiche: "Quando verrà la mia ora, sarò pronto... Dobbiamo lasciare il posto ai nostri figli... Non dobbiamo imporre la nostra presenza alle generazioni successive... Cercare di tirare avanti oltre la durata naturale della vita non è dignitoso… è da vigliacchi... La nascita, la crescita e poi la morte fanno parte di un ciclo naturale e necessario... La paura della morte è un segno di immaturità..."

Per quanto riguarda "l'imporre la nostra presenza alle generazioni successive" sono già state fatte alcune considerazioni al proposito e torneremo sull'argomento nell'ultimo capitolo. A questo punto è forse bene ricordare che la crionica / ibernazione aumenterebbe in tutti la speranza e porterebbe stabilità al mondo. Potrebbe persino  contribuire ad evitare una guerra atomica. Se questa supposizione fosse esatta, potrebbe addirittura darsi il caso che, senza un programma di crionica, non ci sarebbero posteri a cui "lasciare il posto". I nostri discendenti ne hanno quindi bisogno quanto noi.

Coloro che affermano di non volere un'aspettativa di vita illimitata, portano spesso una maschera che gli può essere tolta ponendo la domanda in modo diverso. Domandiamo prima di tutto: "Nel caso di una grave infezione, rifiuteresti di far uso di antibiotici  per evitare l'esito 'naturale', cioè la morte?".

Difficilmente l'interrogato risponderà positivamente. Possiamo poi chiedere: "Se arrivasse sul mercato un siero che offre la certezza di aggiungere vent'anni, in piena salute, alla tua vita, lo rifiuteresti?" Non è probabile che l'interpellato risponda di sì, e allo stesso modo non rifiuterebbe un siero  dell'immortalità.
Ecco quidni che ci appare il suo vero volto: egli desidera l'immortalità, ma la vuole su un piatto d'argento. Non ha nulla da obiettare al prolungare la vita, ma non vuole fare sforzi, né correre rischi. Lungi dall'essere stoico, o rassegnato, o bene adattato, o soddisfatto di sé, o maturo, o filosofo, o modesto, o altruista, o qualunque altro degli attributi che intende darsi, egli è semplicemente miope e pauroso.

Un altro, simile, modo per smascherare una persona di questo genere è quello di chiedere semplicemente quanto vivrebbe se potesse scegliere. Sceglierebbe forse, né più né meno, la lunghezza della vita destinatagli dalla natura? Si adatterebbe, senza lamentarsi, a qualsiasi incidente o malattia, senza cercare di prolungare (o accorciare) la propria vita? Il semplice fatto di porre domande di questo genere espone l'assurdità di ogni eventuale risposta affermativa.

L'affermazione che le personalità forti accettino più facilmente la morte è stata negata, per esempio, dal dottor C. Knight Aldrich, presidente del reparto di psichiatria dell'università di Chicago. Egli scrive:
"...la mia esperienza, sia clinica che privata, indica che è particolarmente difficile per le personalità forti e ben integrate, accettare con serenità l'idea della propria morte. La forza di carattere può aiutare un paziente non tanto ad evitare la depressione che lo coglie al pensiero della morte, quanto a nascondere agli altri questa sua depressione. D'altra parte molti pazienti che sembrano accettare la morte con serenità, soffrono di depressioni che risalgono a prima delle loro malattie, oppure sono talmente tranquilli solo perché, a causa del dolore o dell'invalidità, hanno perso ogni interesse alla vita. Il loro coraggio, reale solo in apparenza, significa che hanno rinunciato alla vita e che danno il benvenuto alla morte. La morte può essere affrontata con migliore disposizione d'animo se c'è poco da perdere nella vita, invece di molto a cui rinunciare." (1)

Alcuni miei amici hanno espresso il timore che saranno i codardi a farsi ibernare più degli altri, mentre le persone coraggiose e dignitose lo eviteranno. Questo timore sembra infondato se teniamo conto non solo delle considerazioni teoriche di cui sopra, ma anche di alcune osservazioni. Tra le molte persone che mi hanno contattato, sono di gran lunga i deboli e i timorosi che esitano (l'esitazione non è forse propria della natura dei deboli e dei timorosi?) mentre di solito i caratteri forti afferrano subito il concetto, e con gioia. Coloro che accettano la morte sono già morti a metà. Coloro che si arrendono sono gli individui che sono già in ritirata.

Come prima, meglio di prima

I rinunciatari si chiedono se valga la pena di prolungare la propria vita: "ho avuto una vita piena. Ora sono annoiato e non ne potrei sopportare una seconda. Non mi piacerebbe vivere in un mondo futuristico... non avrei niente da fare... non riuscirei ad inserirmi..." etc.

Il problema, è che molti non hanno la più pallida idea di cosa aspettarsi nel futuro. Se lo immaginano vagamente simile al mondo della metà del ventesimo secolo, con l'aggiunta  di marciapiedi mobili, elicotteri per famiglie e con la riduzione dell'orario di lavoro a venti ore settimanali. Quello che non capiscono è che le differenze saranno sia qualitative che quantitative.

In particolare, non riescono assolutamente ad afferrare il concetto che noi stessi saremo  diversi, loro compresi. Le qualità mentali, fra le quali intelligenza, personalità e carattere, saranno profondamente diverse e non soltanto nei nostri discendenti, ma anche in noi stessi, tu ed io, i "resuscitati".

Sia gli esperti che l'uomo della strada dotato di un minimo di immaginazione, danno ormai per scontato che la genetica ci metterà in grado, presto o tardi, di "plasmare" i nostri figli a nostro piacimento.
Potremmo per esempio citare il dottor Philip Siekevitz: "Poiché ritengo che ci stiamo avvicinando al più grande avvenimento della storia umana e persino della storia della vita su questa terra e cioè al deliberato mutamento indotto dall'uomo in molti processi biologici... Siamo già in grado di produrre con facilità dei mutanti nei ceppi batterici e presto potremo controllare queste mutazioni. Il passaggio dai batteri alle piante, agli animali o all'uomo stesso non sarà troppo impegnativo... Saremo in grado di programmare in anticipo, cosicché i nostri figli siano come noi li vogliamo fisicamente e perfino mentalmente". ( 105 )

Qualcuno potrebbe sospettare che tra le mutazioni spontanee nei batteri e le mutazioni indotte nell'uomo ci sia un abisso e che ci vorrà quindi un bel po' di tempo per riuscire a superarlo. Fortunatamente, però, se c'è una cosa che non ci manca è proprio il tempo. Prima o poi queste conquiste saranno realizzate.

Il professor Hermann J. Muller, vincitore del premio Nobel per la genetica, ha detto: "Sono convinto che l'uomo si riprogetterà [geneticamente]... potremo ottenere modelli di pensiero e di vita che oggi farebbero pensare, inconcepibilmente, a quelli di una divinità".(76)

Tali previsioni mozzafiato sono accettate da molti non-esperti intelligenti, ma solo come avvincenti speculazioni, prive di interesse concreto. Queste affermazioni assumono ben altre prospettive quando ci rendiamo conto che proprio noi, in persona, potremmo essere  testimoni di questi eventi titanici e che dovremo interagire con questi superuomini.

Come saranno questi nostri discendenti, geneticamente programmati e ingegnerizzati? Avranno un fisico bello, forte e pieno di salute, ma oltre a ciò non è possibile prevedere. Potrebbero essere di aspetto quasi identico a quello della gente di oggi, o forse no; di certo sappiamo che il design umano attuale può essere significativamente migliorato.

Il professor Muller, per esempio, ha fatto notare l'assurdità di una bocca fatta per servire a molti scopi. [Un essere di un altro mondo] "troverebbe molto strano il fatto che abbiamo un singolo organo dedicato a respirare, ingerire, gustare, masticare, mordere e all'occasione combattere, gridare, fischiare e fare sia presentazioni che smorfie. Questo essere potrebbe, per esempio, avere organi separati per tutti questi scopi, situati in diverse parti del corpo, e troverebbe goffa e primitiva la nostra impossibilità di separare tra loro tutte queste funzioni." (78)

Il dottor Muller ha certamente esagerato (non tutti desiderano possedere organi separati, uno per urlare, uno per parlare, etc), ma coglie comunque nel segno. Immagino che gli adolescenti sarebbero più che felici di poter contemporaneamente mangiare, masticare una gomma e parlare al telefono, senza il rischio di strangolarsi!

Tuttavia, i cambiamenti maggiori riguarderanno l'intelligenza e la personalità. Se i nostri discendenti saranno tutti esseri superiori, anche se buoni e caritatevoli, come potremo competere con loro? Come potremo vivere? Sarà un problema serio, ma vi sono delle soluzioni.

Una soluzione, naturalmente, sarebbe quella di non creare i superuomini. Tutto ciò sarà oggetto di aspri dibattiti in tutti i parlamenti della terra, con risultati imprevedibili, ma è probabile che l'asprezza del dibattito si andrà smussando, per parecchie ragioni.

Innanzitutto, non sarà necessario che ci riportino in vita [dalla sospensione crionica - NdT] proprio nel momento in cui sarà tecnicamente fattibile, a meno che questo non sia il nostro espresso desiderio. Se a quei tempi la genetica avesse fatto molti progressi, ma  non fosse ancora in grado di apportare considerevoli potenziamenti, si potrebbe far rimandare il momento del nostro ritorno in vita per ancora qualche anno.

In secondo luogo, anche se per un certo tempo dovremo vivere con discendenti a noi superiori, potremo trovare un modus vivendi. Ci saranno sistemi tesi a ridurre l'invidia da una parte e l'arroganza dall'altra, e a mettere in grado l'individuo di godere di quanto a sua disposizione. Su questo argomento torneremo fra breve. È anche importante ricordare che nessuno svantaggio sarà necessariamente permanente. Sicuramente è possibile essere  molto pazienti sapendo che la nostra attesa è necessaria a lasciar maturare le tecnologie necessarie a potenziarci ulteriormente.

In terzo luogo, sembra probabile che noi stessi potremo essere dei superuomini, dopo la resurrezione. Il miglioramento somatico può venire di pari passo, o precedere, quello genetico. Non è detto che riprogettare un nuovo modello sia più semplice della modifica di quello vecchio. Sarà possibile introdurre vasti miglioramenti negli individui viventi, con varie tecniche biologiche, servendosi per esempio della rigenerazione dei tessuti  insieme alle mutazioni somatiche, alla microchirurgia e alla psicochirurgia.

Al di là dei mutamenti biologici, esistono vaste prospettive nell'uso di protesi, sia mentali che fisiche, ad esempio mediante il collegamento della mente umana con il calcolatore elettronico. Varie ipotesi in questa direzione, sono state avanzate dal dottor R. M. Page, direttore delle ricerche dell'U.S. Naval Research Laboratory di Washington, il quale immagina un sistema ultrarapido di comunicazione tra uomo e macchina, attraverso una specie di lettore elettronico del pensiero e ritiene che ciò possa essere realizzato entro cinquant'anni. (85) In questo modo, tutte le risorse di un enorme calcolatore potranno un giorno essere al diretto servizio della mente umana. Si potrebbe addirittura dire che esse faranno parte della mente, una volta ad essa collegate, in modo temporaneo o permanente che sia. La combinazione uomo-macchina potrà essere di gran lunga superiore a qualsiasi superuomo puramente biologico e noi potremo quindi divenire instantaneamente pari ai nostri discendenti.

Il consiglio più utile per aver successo nella vita è quello di scegliere i propri genitori con attenzione… ciò sarà praticamente possibile. Saremo in grado, collettivamente se non individualmente, di programmare noi stessi, scegliendo i tratti e le capacità da noi  desiderati. Naturalmente gli allarmisti protesteranno, sosterranno che potrebbero esserci  delle conseguenze impreviste e che tale arroganza è pericolosa. E noi non potremo che essere d'accordo, ma l'unica scelta a nostra disposizione sarà fra pericoli diversi e non avremo l'opzione di evitarli tutti. Il non agire è anch'esso una scelta e spesso si rivela una pessima scelta (chi gioca di borsa spesso dimentica che possedere un titolo per un giorno, a parte le spese indipendenti dalle variazioni del suo valore, in realtà equivale a decidere di comprare quel titolo per quel giorno, preferendolo a tutti gli altri).

La vita comporta sempre dei pericoli e ora, per la prima volta, sarà pericoloso anche il morire. Ma la maggior parte di noi preferirà affrontare il rischio delle nostre attività post-resurrezione, piuttosto che abbandonarsi alla sicurezza della più completa inattività [della sospensione crionica - NdT].

Non è facile immaginare esattamente quali potranno essere queste nostre attività nel mondo del futuro. Per un considerevole periodo di tempo esisteranno ancora occupazioni  economicamente produttive (ricerca scientifica, amministrazione, educazione e vari generi di attività artistiche). Vi saranno molte forme di lavoro basate sulle relazioni umane, le quali, sebbene economicamente improduttive, ci daranno l'impressione di essere "utili" e "necessari". Potremo per esempio occuparci dei guai dei figli, o dei genitori, o prendere la strada dell'impagno politico. Alcuni semplici e piacevoli passatempi probabilmente esisteranno ancora, come il mantenersi in forma, giocare con i figli o con i pronipoti, passare il tempo piacevolmente in riva a un lago o in un bosco.

Ciò potrà sembrare poco, ma quanti di noi potranno essere, per esempio, pittori, scrittori, compositori o scultori? La risposta è: forse potremo esserlo tutti! Nessuno sarà ottuso, secondo i parametri di oggi, e probabilmente neppure secondo quelli di domani, poiché con ogni probabilità gli uomini del futuro saranno più omogenei di noi per quanto riguarda l'intelligenza. Gli artisti saranno semplicemente più numerosi e il pubblico medio sarà più esiguo. Io comprerò il tuo quadro e tu comprerai la mia musica e ognuno sarà felice di fare il proprio lavoro e allo stesso tempo sarà in grado di apprezzare quello degli altri.

Se tutto ciò non convincesse, potremmo servirci, per vincere i dubbi residui, di una storiella ben nota, ma degna di essere presa in considerazione. Un comunista, esortando una platea di lavoratori afferma: "Dopo la rivoluzione mangerete fragole con la panna!"  Un operaio risponde: "Ma a me le fragole con la panna non piacciono…" L'agitatore lo fulmina con un'occhiata e replica: "Dopo la rivoluzione, le fragole con la panna ti piaceranno eccome!"

Bisogna continuamente ricordare agli scettici che non sarà solo il mondo a cambiare, ma che anche loro stessi e le loro capacità, incluse quelle di apprezzare e godere delle cose. Già parecchi sintomi preannunciano questi sviluppi.

Attualmente, si fa un uso considerevole (a volte eccessivo) di tranquillanti e di psicotonici. E' risaputo che l'umore dipende dall'equilibrio ormonale ed enzimatico. Si possono spesso curare depressione ed ansietà con farmaci quali l'adrenalina e l'adrenocromo, e molti altri farmaci sono noti per la loro capacità di modificare la personalità. Inoltre, molte delle comuni malattie mentali possono avere, almeno in parte, una natura biochimica: sembra che la schizofrenia, ad esempio, dipenda dalla produzione di una sostanza chiamata tarasseina. (43)

Alcune delle possibilità future sono state indicate da due psichiatri sperimentali canadesi: il dottor A. Hoffer e il dottor R. Humphrey Osmond: "La psicofarmacologia può aiutarci ad imparare a pensare con chiarezza, per quanto forti possano essere le cause di distrazione, siano esse personali o provenienti da altri, senza tuttavia impedirci di indulgere, quando necessario, nelle più ardite fantasie. Tali capacità, sviluppate in un numero sempre crescente di persone, sarebbero efficaci quanto una benefica mutazione e, crediamo, molto più facilmente raggiungibili." (43)

In altri scritti, parlando di esperimenti con farmaci "psichedelici" o che "spingono la mente a manifestarsi", il dottor Hoffer scrive: "Il pensiero diviene creativo, l'orizzonte si espande ed il mondo e i suoi problemi sono visti con occhi nuovi... Più della metà dei nostri pazienti che compiono un'esperienza con farmaci psichedelici diventano in seguito persone molto migliori. Per esempio, più della metà di un gruppo di sessanta alcolizzati trattati in questo modo sono ora cittadini sobri e certamente molto più felici di quanto non lo fossero prima. I volontari che si sono sottoposti a questo esperimento si rendono conto, con grande sorpresa e piacere, di essere diventati più maturi, più tolleranti e di avere una visione più ampia della vita." (42)

Alcuni progressi nel localizzare i centri cerebrali della motivazione, oltre che della sensazione, sono stati compiuti dal dottor James Olds, fisiologo all'U.C.L.A. A quanto pare, è possibile far sì che i topi soddisfino gli impulsi della fame, della sete, della digestione, della escrezione e del sesso per mezzo dell'autostimolazione del cervello con scariche elettriche (i topi in questione potevano manovrare i comandi che immettevano la corrente, dopo che appositi elettrodi erano stati inseriti in varie regioni del cervello. La tecnica è chiamata ESB: "Electronic Stimulation of the Brain"). Lo studio rivela che "alcuni degli animali si stimolavano senza sosta per ventiquattro ore, con una frequenza di 5.000 stimoli all'ora." (84)

Questo è, sotto certi aspetti, un esperimento inquietante. La stesso dicasi per molti altri esperimenti biologici. Ma sottolinea la possibilità di trovare la "felicità" in noi stessi, invece che nell'ambiente che ci circonda.

Anche il professor Rostand ha sottolineato la possibilità di migliorare gli individui. "...l'intelligenza... e anche il carattere possono essere influenzati dal dosaggio chimico... Il futuro può darci farmaci che migliorino il comportamento sociale, la nobiltà d'animo, la dedizione... non si può escludere la possibilità di avere a nostra disposizione una psicochirurgia il cui scopo sia quello di elevare l'individuo al di sopra di se stesso..." (95)

Io andrei anche oltre il cauto ottimismo di questi scienziati e direi che, dando tempo al tempo, questi e molti altri, sorprendenti, progressi saranno con molta probabilità realizzati.

Ma anche ammettendo tutto ciò, rimangono le questioni degli obiettivi su lungo termine, dei valori e delle motivazioni fondamentali, della natura della felicità. Se troveremo il coraggio necessario ad affrontare l'immortalità, non dovremo affrontare anche i problemi più profondi dell'uomo e dell'universo?

Il senso della vita

Può darsi che non troveremo mai il fine ultimo delle cose. È anche possibile che vi siano dei conflitti o dei paradossi innati, nei livelli più profondi della mente umana, che rendono inevitabile la tragedia finale. Non tutti i problemi, del resto, hanno una soluzione.

Attualmente, però, tali speculazioni non sono affatto futili. Siamo troppo giovani anche solo per porre le domande giuste, per non parlare poi di comprendere le risposte. La struttura stessa del nostro cervello dovrà essere migliorata, prima che noi possiamo comprendere i segreti del cosmo.

Un giorno, i problemi "filosofici" potrebbero rivelarsi in gran parte biologici. Il dottor Jonas Salk ha scritto: "Se possiamo studiare i fenomeni del sistema nervoso centrale in base ai principi biologici che si sono dimostrati adeguati allo studio di altri sistemi, possiamo ricavarne una base per riesaminare il comportamento in termini biologici. Questo riesame, condotto con mezzi empirici, può ulteriormente espandere la nostra conoscenza del sistema nervoso centrale dell'uomo e di tutto ciò che da esso deriva:  comportamento, creatività, motivazione, valori, senso di responsabilità e le qualità intangibili della personalità che si riflettono nelle reazioni, nelle scelte, nelle attitudini, negli atteggiamenti di una persona." (96)

Quando una società umanitaria, progressiva e basata sulla cooperazione sarà diventata realtà, lo scopo della vita sarà il crescere e l'imparare, la scoperta e il tentativo di raggiungere traguardi intermedi sempre più progrediti, finché il traguardo finale si rivelerà a noi (ammesso che esista), o fino a quando qualche catastrofe ci distruggerà.

Nel corso di questa grande evoluzione, la "felicità" nelle questioni private risulterà senza dubbio da un compromesso tra le soddisfazioni interne e quelle esterne. Pochi, fra noi,  vorranno per sè un eterno stordimento narcotico dei sensi. Similmente, l'ignoranza sarà anche beata, ma chi vorrebbe la felicità di un bovino? Tuttavia, se usate giudiziosamente, la chimica e la chirurgia possono esercitare un benefico influsso stabilizzante. All'esterno vi sarà una gamma sempre più vasta di attività, comprese alcune che non sono ancora state nemmeno immaginate.

Tutto ciò potrebbe apparire remoto e indistinto. In realtà, il futuro ci serba colori smaglianti e una sfrenata eccitazione. Si ricordi ancora una volta che noi non saremo gli stessi di oggi, ma saremo "incrementati"e "valorizzati". Saremo in grado di apprezzare a fondo le parole di Thomas Huxley: "Se c'è qualcosa per cui io ringrazio gli Dei (e non sono sicuro che ci sia, perché, come diceva la vecchietta parlando della bontà della provvidenza,  "Ah, ma poi mi fa venire i calli!") è per la grande diversità di gusti... Nessuno che sia stato al mondo quanto me può mantenere la pia illusione che esso si basi su princìpi di benevolenza... Ma nonostante ciò, il cosmo ritiene la sua bellezza  e rimane profondamente interessante in ogni suo angolo, e se io avessi tante vite quante un gatto, non ne lascerei nessuno inesplorato." (45)

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Riferimenti bibliografici


Estropico